IL CONGRESSO ON LINE - REPORT ED INTERVISTE ESCLUSIVE
DALLE SALE CONGRESSUALI
SABATO 11 NOVEMBRE 2006
INTERVISTA A A. M. FERRO
D: Dott. Ferro, in veste di organizzatore puoi farci un bilancio di questo bel congresso?
R: Il bilancio sicuramente è positivo, l'organizzazione è stata buona, ma soprattutto si è legata ad un bel contenuto scientifico dell'evento
D: Quali sono state le cose piu' significative, secondo te, che sono emerse da questa riunione annuale della SIEP?
R: Sono varie
tra queste mi viene in mente il lavoro di applicazione delle linee NICE nella realta' dei Servizi italiani che dimostra, ahime', ancora una volta come "tra il dire ed il fare ci sia di mezzo il mare" e come, purtroppo, ci sia ancora un problema fortemente presente nella Psichiatria, soprattutto in quella italiana: la difficolta' a confrontarsi con l'evidenza, con le cose che realmente si fanno da cui poi puo' partire l'elaborazione teorica ed il fare cultura. Avere scoperto che nella maggioranza dei Servizi di Salute Mentale in concomitanza agli esordi patologici di un paziente ancora non si interviene sulla famiglia e che lo stesso debba aspettare dagli otto ai quindici giorni prima di avere un intervento e' sorprendente! C'e' molto da fare!
Un' altra cosa affascinante e' emersa dagli interventi dei relatori inglesi circa il recupero di quello che era la Psicopatologia dei grandi Fenomenologi, di Freud ed il continuum tra normalita' e follia, peraltro da sempre presente nella cultura della psicanalisi.
D: Secondo te, in quanto Direttore del DSM e vista la tua lunga esperienza in questo ambito, quale rapporto ci puo' essere nella gestione del CSM e nell' uso intelligente dell'epidemiologia psichiatrica? In altre parole, a che cosa puo' servire l'uso dell' Epidemiologia nell' organizzazione e nella qualita' del Servizio?
R: Secondo me l'Epidemiologia, cosi' come il Sistema Informativo, servono ad un Servizio che abbia gia' una sufficiente costruzione, una sua cultura, una capacita' di operare e, soprattutto, una attitudine a mettersi continuamente in confronto con la realta' degli eventi e coi modelli di terapia che persegue: allora, in quel momento, lo strumento epidemiologico diventa utile. Non puo' essere visto come una "bacchetta magica" che di per se' risolve o mette a posto le pecche eventuali del Dipartimento di Salute Mentale, ma quello che opera sufficientemente bene e non con misure prevalentemente difensive puo' aver bisogno di questo tipo di strumenti e li puo' utilizzare nel migliore dei modi.
D: A proposito dei Protocolli Terapeutici, vorrei capire fino a che punto e come mai vengono cosi' poco utilizzati in Italia, cosi' come ci e' stato mostrato anche da una relazione presentata.
R: Noi non veniamo da una cultura anglosassone in cui piu' in generale nella medicina questi protocolli sono una pratica usuale (dal MMG agli specialisti), manchiamo di tale abitudine. In piu'spesso in ambito psichiatrico rischiamo di dire cose anche bellissime e fini, ma molto disgiunte dalla pratica (ed e' anche per questo che veniamo visti con diffidenza dagli altri specialisti!). E solo in Psichiatria questo puo' avvenire: un neurochirurgo non potrebbe mai parlare bene del proprio lavoro in maniera disgiunta dalla propria abilita'di neurochirurgo! In psichiatria ogni tanto queste cose avvengono e, quindi, credo ci sia una resistenza legata ancora ad una nostra debolezza intrinseca. Chi e' forte, sicuro, non ha paura di confrontarsi con le cose!