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La trasgressione barocca e il soggetto multidimensionale

di Mario Galzigna

  1. LA PIEGA LEIBNIZIANA E LA COSCIENZA-MONDO
  2. DIPLOMAZIA DELL'ANIMA
  3. DISSIMULARE, DECIFRARE
  4. NOTE

 

Ogni "exceso de pasiòn", lo si è già visto, ci allontana dall'orizzonte delle condotte prudenti e razionali (Graciàn, Oràculo manual, p.193), ed è poca cosa la conquista dell'intendimento senza un pieno possesso delle proprie capacità volitive. "Poco es conquistar el entendimiento si no se gana la voluntad" (El héroe, 1637, Primor XII, p. 23). Gli impeti dell'affetto — "los impetus del afecto" —, violentati dall'uomo "valeroso", vengono dissimulati dall'uomo "astuto" (El héroe, Primor II, p. 8). Appassionarsi, in questa prospettiva, è dunque una vera e propria arte. "Arte en el apasionarse", non a caso, è il titolo della massima 155 dell'Oràculo (p. 193), dove si sostiene che il primo passo di una passione governata e controllata consiste proprio nella consapevolezza di essere appassionati: "El primo paso del apasionarse es advertir que se apasiona, que es entrar con señorìo del afecto". Recenti indagini nell'ambito della psicologia americana tendono a valorizzare proprio questa particolare forma dell'intelligenza messa a fuoco da Baltasar Graciàn: l'emotional intelligence, che consiste principalmente nella consapevolezza e nel controllo delle proprie emozioni, nel riconoscimento delle emozioni altrui e nel conseguente successo di ogni "arte delle relazioni" interpersonali. [30]

Consapevolezza ed emozioni, ragione e passione: Graciàn propone dunque un modello di comportamento capace di realizzare un'armonia tra due polarità tradizionalmente antagoniste. Entro questo orizzonte etico di una riconciliazione degli opposti, si riesce persino a cogliere la possibile coesistenza del "giudizio" con la pazzia, prefigurando così le innovazioni concettuali che verranno introdotte nel primo ottocento dalla psichiatria nascente (mania senza delirio, follia ragionante, follia lucida, follia parziale, eccetera). Afferma infatti Graciàn: "Gran prueba de juicio conservarse cuerdo en los trances de locura" (Oràculo, ibidem).

L'uomo di qualità non sopprime le sue passioni, ma le amministra con sagacia; è la sophrosyne dei greci, o la temperantia dei latini, cui si aggiunge, tuttavia, qualcosa che la saggezza antica non aveva messo in evidenza: la capacità di dissimularle, soprattutto nel caso in cui esse siano eccedenti, oppure moralmente inaccettabili, e quindi in contrasto con le regole dell'honnêteté comunemente approvate e condivise. Riesce a controllare la passione eccedente — o riprovevole - solo colui che la dissimula. Non conta, in effetti, ciò che uno realmente sente, ma ciò che riesce a far apparire. Nell'Oràculo la stessa frase, che riassume questo concetto, viene ripetuta per ben due volte, come incipit della massima 99 e della massima 130 (p. 178 e p. 186): "Las cosas no pasan por lo que son, sino por lo que parecen".

Nel testo del 1646 — El discreto — Graciàn tesse un elogio del "dono di apparire", che Dio ha elargito a tutte le cose. Nell'apologo del pavone, intitolato Hombre de ostentaciòn. Apòlogo (pp. 108 — 113), viene difeso il diritto del pavone a sfoggiare la sua ruota, nonostante gli attacchi invidiosi della cornacchia e del corvo. Il sapere più grande è proprio l'arte di apparire, che dà quasi "un secondo essere" a tutte le cose. L'ostentazione non è né vanità né affettazione: è un vero e proprio talento, una virtù naturale. Come scrive Jean Rousset, attento lettore dell'apologo: "La vanità è lo scenario sul vuoto, è la facciata sul nulla; l'ostentazione, invece, che deve essere sostenuta dalla realtà, si sforza di sfuggire all'affettazione; troppo sfoggio provoca disgusto; lo splendore affatica; l'eccellenza deve essere una rarità, occorre a volte nasconderla; una prudente dissimulazione può essere il modo migliore per manifestare i meriti. In questo modo l'ostentazione si collega alla dissimulazione, altra virtù fondamentale in Graciàn: rendersi impenetrabili, nascondere il proprio cuore, imbrogliare, è uno dei temi centrali della sua honnêteté". [31]

Dal Deus absconditus dei teologi all'uomo nascosto dell'etica barocca: la ricerca di ciò che rimane nascosto passa attraverso la decodificazione della cifratura visibile. Su questa tematica fondamentale Graciàn scrive la sua opera più importante, El Criticòn (1651 — 1657): libro di viaggi, narrazione didattica, satirica e metafisica, romanzo di formazione ed al tempo stesso poema in prosa, ricco di tensioni stilistiche, dove l'allegoria ed il racconto si mescolano - secondo gli stilemi del concettismo — con uno stile denso, espressivo, che Voltaire trovava "arlecchinesco", e con una tonalità amara e satirica, particolarmente apprezzata da Schopenhauer. [32]

In questo romanzo allegorico acquista grande rilievo la metafora della decifrazione, rappresentata dalla figura del Descifradòr: colui che decodifica la cifra; colui che legge l'invisibile nel visibile; colui che svela, con pazienza, la verità nascosta degli uomini e delle cose. La Parte III del romanzo (Crisi IV, pp. 877-892), titola, significativamente: El mundo descifrado. Compito del filosofo morale è proprio quello di decifrare il mondo, elaborando un'arte — e quindi, in ultima analisi, un sapere - che l'autore definisce una controcifra (una "contracifra"). Un'arte capace di smascherare gli inganni, le simulazioni, le dissimulazioni, le cifrature: cioè tutti gli artifici elaborati dall'uomo per rendere illeggibili ed incomprensibili le sue perfidie, le sue malvagità, le sue passioni segrete, i suoi desideri nascosti.

Dobbiamo molto a questi autori: considerati, secondo i canoni della critica tradizionale, dei minori; nell'ambito della nostra modernità sono stati forse i primi a porre con chiarezza il problema della verità: inteso come problema della dicotomia — e del suo eventuale superamento - tra l'interno e l'esterno, tra ciò che non si vede e ciò che appare, tra il noumeno e il fenomeno, tra il segreto nascosto ed i suoi derivati visibili. [33]

Dalla procedura penale alla pratica della confessione, dalla criminologia alla pedagogia, dalla psichiatria alla psicoanalisi, definita dal suo fondatore una scienza delle tracce (Spurenwissenschaft): è sempre in gioco, in tutti questi itinerari, la possibilità di decifrare il segreto attraverso l'interpretazione delle sue produzioni visibili ed accessibili: rivelazioni, discorsi, parole, narrazioni, segni, sintomi, sogni. Il Descifradòr — raffinato ed ambiguo prodotto della cultura barocca post-tridentina — ci appare oggi come una sorta di progenitore dimenticato, che mette in scena l'inevitabile e spesso occultata correlazione tra due momenti costitutivi di ogni scienza dell'uomo: conoscenza e dominio. [34

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