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BUPRENORFINA:IL NUOVO ALLEATO CONTRO LA DROGA

Di Danilo di Diodoro
(da MEDICINAE, inserto del SOLE 24 ORESANITA del 20-26 giugno 2000)

notizia a cura di Gennaro Esposito


Dopo molti anni durante i quali il trattamentosostitutivo per la tossicodipendenza da oppiacei è rimasto affidatoesclusivamente al metadone, arriva anche in Italia, per questo specificouso, la buprenorfina. Si tratta di un farmaco dotato di alcune caratteristicheimportanti che lo differenziano positivamente dal metadone.

Innanzituflo agisce attraverso un' azionecosiddetta "di agonismo parziale" sui recettori per gli oppiacei (i cosiddetfirecettori mu), il che da un lato impedisce la comparsa di sintomi di astinenzada eroina e da altri oppiacei, ma nello stesso tempo non induce rischidi depressione del respiro (presenti invece con l'impiego del metadone).

Inoltre, questa molecola tende a non provocarestati di overdose e, generando minore dipendenza fisica di quanto facciail metadone, aumenta sensibilmente le probabilità che il malatopossa vincere la sua condizione di dipendenza dagli oppiacei.

Infine, e non è un elemento da poco,la buprenorfina può essere assunta sono forma di compresse da scioglieresono la lingua, ogni due-tre giorni. Questo vuol dire che cambia ancheil rapporto tra il tossicodipendente e la struttura sanitaria che erogala terapia sostitutiva, che in Italia è il Sert. Il malato diventameno dipendente dalla struttura e può più facilmente provarea reinserirsi nella vita sociale.

Parere decisamente favorevole viene espressoda vari esperti. Secondo Alfio Lucchini del direttivo nazionale Federsert(la federazione che riunisce i Sert), «la buprenorfina, per le sueproprietà farmacologiche, permette di curare meglio una significativaquota di utenti che attualmente fatica a trovare pieno beneficio dai traflamentifinora praticati e favorisce l'avvicinamento dei nuovi utenti al Sert».

Particolarmente importante il parere positivoespresso anche dal dottor Sandro Libianchi, responsabile medico del serviziotossicodipendenze del carcere di Rebibbia: «La disponibilitàdella buprenorfina è un evento di grande importanza che dàpossibilità di guardare con realistico ottimismo al futuro terapeuticodei tossicodipendenti detenuti».

Per comprendere appieno le dimensioni diquesto problema, è da tenere presente che dalle carceri italianepassano oggi circa 40mi-la tossicodipendenti l'anno. Finora in carcereera diffuso un atteggiamento di estrema diffidenza nei confronti dell'impiegodel metadone, farmaco che per le sue caratteristiche ha spesso indottoa creare qualche confusione tra il suo ruolo di terapia sostitutiva e quellodi droga d'abuso.

La buprenorfina, peraltro già disponibilein Italia come antidolorifico, per le sue caratteristiche farmacologichepone invece meno rischi di confusione tra i due ruoli.

Peraltro, stando all'esperienza condottain Francia, dove già dal 1996 questa molecola è impiegatanella terapia sostitutiva, esistono sempre i rischi connessi a un utilizzoanomalo del farmaco, per esempio quando questo viene assunto attraversoun' erronea via di somministrazione. In un periodo di osservazione di 16mesi sono stati segnalati 20 casi di sovradosaggio mortale dovuto allavolontaria iniezione endovenosa delle compresse frantumate.

Danilo di Diodoro
 


 
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