SPECIALE GENOVA 2000
Terza Conferenza Nazionale sui Problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotropeI lavori del 28 novembre
Relazione
della mattinata
Gli
atti della conferenza, dopo un breve intervento del Dott. Guido
Bolaffi e del Sindaco Giuseppe Pericu, iniziano con l'intervento
dell'On. Livia Turco che, pur rispettando le istanze degli
antiproibizionisti, pone in rilievo il suo dissenso nei confronti di
tale politica, configurando l'importanza nel continuare a verificare
i risultati via via ottenuti nella lotta alla droga tenendo sempre
d'occhio cosa succede in altri paesi Europei.
Importortante,
inoltre, inserire sistemi collaterali alle tabelle che classifichino
le varie droghe , per un più rapido e proficuo controllo,
distinguere il consumo occasionale da quello ripetuto, attuare piani
per contrastare l'abuso di alcolici e cercare un inserimento
lavorativo sia per i tossicodipendenti sia per quelle persone che
hanno già raggiunto tale obiettivo.
L'On.
Umberto Veronesi, valutato il calo delle morti causate dall'uso di
droghe pesanti, nutre un certo ottimismo nei confronti di tale
problematica, suggerendo, però, di depenalizzare il consumo,
di porre l'adeguata attenzione all'uso si sostanze psicoattive, quali
alcool e cannabinoidi nei ragazzi e, soprattutto, di instituire
alternative al carcere per i tossicodipendenti.
L'approccio
deve, inoltre, cambiare osservando che, mentre l'eroinomane voleva
emarginarsi, i nuovi consumatori di droghe tendono al riunirsi,
cercando nella sostanza un modo più semplice e meno
conflittuale per socializzare.
L'On.
Piero Fassino si pone alcuni obiettivi che riguardano prevalentemente
la decarcerizzazione: permettere ad un numero maggiore di persone di
usufruire dell' inserimento in comunità protette in luogo del
carcere, di contare su di un adeguato controllo dei soggetti in tali
comunità e di istituire più residenze atte a tale
scopo; naturalmente in tal caso sorge impellente il problema delle
sovvenzioni.
L'On.
Ghigo sottolinea prevalentemente il problema delle nuove droghe e
propone di aumentare la consapevolezza e l'informazione dei
cittadini, di poter far contare su una certezza di diagnosi e cura,
su nuove forme di prevenzione e di informazione che non devono
essere per i giovani ma con i giovani; fondamentale, quindi,
integrare il pubblico con il privato e viceversa non tralasciando,
però, il fondamentale operato del volontariato.
L'On.Di
Jorio evidenzia come in Italia ci siano ancora problemi legati alla
gestione dei servizi: situazioni non omogenee e personale
insufficiente.
Mostra
il panorama Europeo con maggior attenzione a Zurigo e all'Olanda
proponendo 3 parole chiave: conoscenza, solidarietà ed
organizzazione enfatizzando che è meglio "fare qualche
cosa piuttosto che non fare nulla".
L'On.Carlesi,
presentandosi come "proibizionista", spiega per quali
motivi sembra non attuabile una distribuzione controllata di eroina:
non esistono dati, servizi, risorse ed investimenti sufficienti.
A
suo parere, visti gli scarsi risultati ottenuti con il metadone e
valutati correttamente i rischi, la suddetta distribuzione non può
che essere "l'ultima spiaggia".
L'On.Luigi
Cancrini tende a sottolineare l'esistenza sia di consumatori
problematici sia di alcuni che non lo sono e che fanno un uso
saltuario delle sostanze, anche lui, come altri relatori, mostra come
ci sia ancora un'inadeguatezza dei servizi deputati alla cura delle
tossicodipendenze.
Interessante,
inoltre, il rilievo di come sia cambiato il panorama relativo al
consumo dove, quest'ultimo, non è più appannaggio delle
classi socio-economiche più basse ma di quelle alte delineando
come tali nuove sostanze possano essere definite "per il tempo
libero".
Prendendo
in considerazione i tossicodipendenti "cronici", invece,
evidenzia come sia importante tutelare, non solo loro, ma anche i di
loro figli e la genitorialità.
Naturalmente
l'esperienza e la pazienza non possono essere messe in disparte nella
cura dei tossicodipendenti dove il primo obiettivo è cercare
di instaurare una relazione significativa e, a volte, aspettare.