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 PRESENTAZIONE ATTIVITA' ASSOCIATI FENASCOP
Comunità educativa terapeutica per minori di Mogliano Veneto (TV) Indirizzo: Via Ghetto, n. 94 Mogliano Veneto (tel. : ancora da definire in quanto questa Comunità si trasferirà da Camponogara a Mogliano Veneto ai primi di settembre) E-Mail: Esiste quello della direzione generale
Tipologia assistenziale: comunità educativa-terapeutica Informazioni generali : - anno di apertura => 1990
- collocazione logistico-ambientale => villa di circa 450 mq. con scoperto annesso,
nonché capannone per attività laboratoriali, inserita in una zona rurale di Mogliano Veneto c) numeri posti letto => otto d) tipologia di pazienti => problematiche presentate: - disadattamento sociale e psicologico (carenze su base ambientale, disturbi e anomalie dello sviluppo affettivo e relazionale);
- disturbi e anomalie dello sviluppo cognitivo e dell'apprendimento, ivi compresi i disturbi della comunicazione e della psicomotricità;
- disturbi del comportamento (devianza, acting-out) e della personalità (nevrotici, borderline,psicotici).
e) strutturazione gruppo curanti: 1 Responsabile di area psicopedagogica 1 educatore, psicologo 1 educatore (laureato scienze dell'educazione) 2 educatrici 1 educatore sociologo Per tutti i servizi residenziali in generale: 1 Responsabile area formativa 1 Supervisore (psicoterapeuta sistemico-relazionale) Gli psicologi per: - I gruppi autocentrati
- I colloqui clinici
- L'animazione con psicodramma
I neruopsichiatri per: - i colloqui diagnostici e prognostici
- la prescrizione farmacologica
- il monitoraggio dei farmaci
- gli psicoterapeuti individuali a orientamento analitico
- gli psicoterapeuti familiari a orientamento sistemico
- gli ipnoterapeuti
Organizzazione ed attività Premettendo che l'orario è flessibile, dopo la sveglia (6.45) e colazione (7.15), generalmente e possibilmente tutti i minori si recano a scuola o al lavoro mentre nella Comunità un operatore si occupa della gestione ordinaria della casa: pulizie, preparazione dei pasti, acquisti ecc. Il pranzo (verso le 13.30) con la presenza di un educatore. Segue un'ora circa di intervallo per le "quattro chiacchere" (discussioni interpersonali, lettura del quotidiano, lavaggio piatti, sistemazione cose personali, siesta), 1 ora 1/2 circa per lo studio e dopo di ciò si diversificano le attività ginnico-sportive, ricreative per ogni singolo minore. Prima della cena (che viene intorno alle 19.30) spazio per i giochi di gruppo, ripasso e varie. 20.30-21.30: serata con scelta di gruppo dello spettacolo televisivo, giochi, uscite. 22.00-22.30: riposo dopo aver preparato la cartella, l'abbigliamento e la colazione per il giorno seguente. N.B. Dalle 14.00 alle 21.00 ogni giorno pomeridianamente c'è la presenza di più operatori anche tre per seguire individualmente i minori nei programmi scolastici e per dedicarsi alle attività terapeutiche (psicomotricità, art therapy, ecc.), esse, poi, possono essere maggiormente "rinforzate" in week-end grazie anche alla collaborazione di consulenti esterni. Per gli ospiti che non potessero essere inseriti in attività esterne le attività che si svolgono durante la giornata con l'aiuto degli operatori indicativamente sono le seguenti: dopo la sveglia (7.30) e colazione (8-8.30), generalmente attività di autogestione della casa con cura del proprio spazio e delle proprie. Il pranzo (verso le 13.30) con la presenza di un educatore e fino alle 15 riposo ed attività ludico-ricreative. Dalle 15 alle 17 attività espressive e terapeutiche individuali e/o di gruppo; Dalle 17 alle 17.30 pausa merenda; Dalle 17.30 alle 19 attività sportive e socio-ricreative. Informazioni aggiuntive - breve storia della struttura (nulla da segnalare di importante) - progetto terapeutico Quali obiettivi? I processi educativi/terapeutici mirano a: - inizialmente comprendere, come operatori, il senso del nostro intervento su ciascun minore e ciò significa ricollocare in funzione "dominante" il capire, l'osservare rispetto al fare;
- dopo un bilancio della situazione socio-psicologica, familiare, scolare e del percorso personale del ragazzo, nel rispetto della sua storia individuale e familiare, si cerca di dipanare/elaborare la/e sua/e problematica/che;
- garantirgli una vita serena, donargli gusto alla vita, rivalorizzarlo, rispondendo al contempo ai principali bisogni affettivi anche attraverso rapporti personalizzati;
- strutturare un'armonica organizzazione della personalità e di uno stabile concetto di sé;
- l'acquisizione d'indipendenza delle figure adulte e all'ambiente con conseguenti capacità di autodeterminarsi, di affrontare problemi e prendere decisioni;
- determinare con lui un progetto scolastico e/o professionale concreto e realista tenendo conto delle sue capacità personali;
- in alcuni casi un lavoro terapeutico più personalizzato può essere proposto al ragazzo.
Quale metodologia? Essa si concretizza: a) in una precisa rilevazione del bisogno dopo aver compreso le cause del conflitto; b) in una accettazione totale offrendo modelli comportamentali adulti validi; c) in interventi interni alla comunità (dinamiche di gruppo, terapie, partecipazione alla vita quotidiana) ed interventi esterni alla comunità: - collaborazione con la famiglia e i servizi territoriali di zona per favorire il futuro reinserimento familiare;
- collaborazione con la scuola per un valido sostegno pedagogico con programmi individualizzati;
- animazione e gestione del tempo libero che faciliti l'investimento del giovane nel campo sportivo, ricreativo, culturale;
- ricerca di acquisizione di autonomia (psicologica ed economica);
d) in una richiesta di partecipazione e cooperazione ad impegni comuni (pulizia casa, pranzi, ecc.); e) fondamentali sono pertanto: - un ambiente caloroso, rassicurante, stimolante;
- un' equipe educativa stabile, attenta ai problemi concreti provocati dalle situazioni particolari che si vengono a creare;
- una rete di operatori che apporta le risorse delle sue qualità umane e competenze professionali, ma che fa appello e sviluppa le risorse intrinseche al ragazzo e alla famiglia;
- elevato livello di organizzazione interna con una precisa strutturazione delle attività;
- vedere sempre contemporaneamente l'individuo (con i suoi contesti di riferimento) e il gruppo;
- interventi preventivi onde evitare la cronicizzazione del disturbo e della patologia.
Quale pratica? Da una prassi assistenziale come inconsapevole riproduzione standardizzata (es. dei momenti della giornata, degli interventi fatti con qualcuno e quindi di conseguenza estendibile ad un altro) ed educativa come semplice risoluzione di problematiche legate alo sviluppo fisiologico, ad una prassi che comprenda sia l'aspetto educativo ma anche terapeutico e quest'ultimo che vada in tre direzioni: a) verso i ragazzi: pensando di "risistemare" distorsioni di personalità, ecc.; b) verso sé stessi come operatori: l'indispensabile necessità di scoprirsi molteplici; D. Demetrio ci viene in soccorso per spiegare meglio questo concetto in particolare diciamo che "nel mondo interno del soggetto dell'organizzazione, privata o pubblica" i conflitti incidono sulle prestazioni, sulla motivazione al lavoro, sulla gestione della relazione con colloqui e utenti. L'adultità corrisponde alla sorpresa di scoprirsi in grado di sopportare e conciliare le varie parti di sé, di gestire la propria identità e a sperimentare la complessità, di imparare a scindere la propria identità e a sperimentare la propria pluriappartenenza: occorre essere sé stessi e altri, occorre dissociare il desiderio dalla necessità, la realtà del mondo virtuale, ecc.... Ed ancora, la traiettoria della propria vita personale chiede all'adulto di sdoppiarsi, triplicarsi per far fronte alle esigenze del prendersi cura di sé oltre che degli altri....". - attività culturali, formative e progetti futuri: Sono pensate dai responsabili delle strutture in accordo con la direzione di Area psico-pedagogica negli incontri di consulta e di formazione. Per quelle poste in essere vedere attività progettuali dell'Associazione Lila. TORNA ALL'INDICE FENASCOP




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