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PRESENTAZIONE ATTIVITA' ASSOCIATI FENASCOP

Comunità terapeutica MONTEZEMOLO

INDIRIZZO: Località Fontanette, 1 – 12070 MONTEZEMOLO CN tel 0174.781412/781407 – Fax 0174.781416

E-MAIL DI CONTATTO: ssagrillera@valliinrete.org

TIPOLOGIA ASSISTENZIALE: Comunità Protetta Psichiatrica di tipo A

INFORMAZIONI GENERALI:

  1. anno di apertura: 1997
  2. collocazione logistico ambientale: la comunità si trova in un piccolo paese della campagna piemontese
  3. numero di posti letto: 24
  4. tipologia di pazienti: Psicotici – Borderline – Fobico-ossessivi. Età media trent'anni.
  5. strutturazione gruppo curanti: due psichiatri, due psicologi, 5 medici con funzione di guardia medica, 6 infermieri professionali, 3 assistenti domiciliari, 3 educatori professionali, 1 pedagogista, 1 tecnico della riabilitazione-psicomotricista.
  6. attività interne: arteterapia – musicoterapia – psicomotricità – gruppo creta – gruppo bar – gruppo biblioteca – gruppo coro.

INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

  1. breve storia della struttura:
  2. La Comunità Terapeutica "Montezemolo", autorizzata con D.G.R. n. 66 dell'11/11/96, ha iniziato la sua attività nel Gennaio 1997 e può ospitare 24 pazienti.

    La struttura è composta da tre unità abitative, con otto posti letto ciascuna, che riproducono il modello dell'abitazione familiare, conservando la concezione della comunità come un tutto. Due edifici separati dalle unità sono adibiti a servizi e spazi comuni, e comprendono studi medici, infermeria, uffici, laboratori protetti, sala-video, sala-ricreazione e palestra.

    Le unità abitative sono composte di una zona-giorno al piano terra, con un ampio salone ed una cucina, e di una zona-notte al primo piano con quattro stanze a due letti, ognuna con il bagno privato.

    La comunità lavora principalmente con le Aziende Sanitarie del Piemonte e del Nord Italia, attraverso convenzioni stipulate per ogni paziente inserito.

  3. progetto terapeutico:
  4. Il progetto prevede una strutturazione in unità abitative dotate di una certa autonomia gestionale e di un proprio staff terapeutico, composto da uno psichiatra, da uno psicologo e da tre operatori, di cui almeno uno in possesso di diploma di infermiere professionale: l'insieme dei pazienti e degli operatori di ciascuna unità abitativa viene definito "gruppo-unità".

    Lo psichiatra conduce il lavoro all'interno del gruppo-unità: segue il singolo paziente, cura il rapporto con i familiari all'interno di un progetto terapeutico individualizzato concordato con il Servizio di Salute Mentale di provenienza, coordina il lavoro degli operatori e conduce una riunione quindicinale del gruppo-unità incentrata sulla quotidianità e le dinamiche relazionali.

    Gli operatori condividono la quotidianità dei pazienti, stimolandoli ad avere cura di sé e dell'ambiente in cui vivono, e favoriscono il loro rapporto con la realtà esterna.

    Gli psicologi conducono i gruppi di attività più strutturati, con una valenza terapeutica e riabilitativa. Seguono inoltre gli inserimenti lavorativi dei pazienti sia all'interno che all'esterno della struttura.

    Tutti gli operatori, i medici e gli psicologi partecipano ad una supervisione mensile interna alla struttura condotta da uno psichiatra.

    Il paziente può dunque indirizzarsi verso percorsi differenziati in senso psicoterapeutico, riabilitativo (arteterapia, musicoterapia, psicomotricità.) ed occupazionale (tirocinii lavorativi, borse lavoro), condotti da figure professionali qualificate. Sono inoltre previsti spazi meno strutturati, quali la videoteca, la redazione del giornale, la biblioteca.

  5. Le attività riabilitative della "Comunità Montezemolo"

Le attività sono rivolte a tutti i pazienti ed hanno come obiettivo generale la riattivazione delle principali funzioni cognitive (capacità di attenzione, concentrazione, giudizio, progettazione ecc.), affettive (capacità di investire sugli oggetti e sulle proprie azioni, possibilità di entrare in contatto, esprimere e gestire le emozioni, ecc.) e relazionali (capacità di reggere la relazione, di gestire la distanza, di tollerare la situazione gruppale ecc.).

Ciascuna attività, poi, si differenzia per obiettivi specifici, grado di strutturazione, canale di comunicazione privilegiato, materiale utilizzato, modalità relazionale prescelta.

Dopo un periodo iniziale di osservazione, ad ogni paziente, sulla base della patologia presente, delle caratteristiche di personalità, del grado di attivazione, dello stile relazionale, della capacità di tolleranza alla frustrazione e quindi del progetto terapeutico, si propone una o più attività e si verifica nel periodo successivo la risposta del paziente e le modalità di partecipazione, per introdurre eventuali modifiche.

Le attività, pur mantenendo le loro caratteristiche generali, vengono modellate sul paziente (ad esempio come frequenza, tempi, situazione individuale o di gruppo, intensità degli stimoli proposti, ecc.) e progettate lungo un percorso tracciato nelle grandi linee, ma passibile di modificazioni sulla base dei feedback dei singoli pazienti e dell'evoluzione della comunità nel suo complesso. Un obiettivo importante risulta quindi il proporre e il permettere che i pazienti vivano le attività come parte integrante e significativa della vita di comunità, che ne segue anche le vicissitudini e non come momento a sé, isolato dal contesto.

Altro presupposto fondamentale nella progettazione e nella conduzione delle attività consiste nel considerare non solo il contenuto delle attività stesse (il tipo di esperienze proposte, i vissuti evocati, le possibilità espressive offerte, le interpretazioni fornite) come fattore terapeutico-riabilitativo, ma anche l'attività in sé, come momento di confronto con la realtà (che è simile, ma non uguale a quella esterna alla comunità), esperienza relazionale e possibilità di investimento affettivo e cognitivo, supportato da un Io vicariante che, colmando le lacune, rende possibile una certa continuità, in alternativa alla frammentazione dilagante e alla tendenza alla passività, che richiedono comunque di essere comprese ed accettate.

Ecco una breve descrizione delle principali attività.

MUSICOTERAPIA. Si tratta di un'attività di tipo terapeutico-espressivo, non basata sul "fare" e finalizzata al raggiungimento di un prodotto finale, ma centrata sullo "stare" con il paziente e ricercare canali di comunicazione a lui più accessibili. Per questo motivo è rivolta in maniera preferenziale ai pazienti più regrediti, per i quali l'espressione verbale risulta particolarmente ridotta o fortemente disturbata. Le sedute hanno generalmente cadenza settimanale, della durata di un'ora circa (in base anche alla resistenza dei pazienti), e si effettuano individualmente o in piccolo gruppo (a seconda della capacità di tollerare la situazione gruppale). Si svolgono in palestra, per dare anche la possibilità di un coinvolgimento a livello motorio, e si utilizza come materiale di base lo strumentario Orff (tamburelli, legnetti, maracas, triangoli, ecc.) con l'integrazione di strumenti più evoluti come la tastiera e le chitarre. E' presente anche un impianto di ascolto, per poter inserire all'interno dei momenti più attivi di produzione sonora, anche esperienze di ascolto più o meno guidato e di rilassamento su base musicale.

Vengono utilizzate diverse tecniche, quali quella dell'imitazione, del dialogo sonoro, dell'associazione musica-movimento, ecc. Il paziente passa attraverso l'esperienza della sperimentazione dei vari strumenti e delle loro possibilità, del riconoscimento delle differenze di timbro, di intensità, di ritmo, dell'uso di strumenti diversi in situazioni diverse, del dialogo con il conduttore (senza l'uso della parola), del "sintonizzarsi" con gli altri e della condivisione di momenti comuni, della produzione originale e dell'imitazione, del cogliere le variazioni nella dinamica gruppale ed integrarsi in essa, dello scoprire la propria voce e le sue possibilità, del coinvolgere il corpo scoprendolo come possibile fonte sonora e cercandone la coordinazione dei movimenti su diverse combinazioni ritmiche, ecc.

Gli obiettivi prevalenti sono quelli di entrare in comunicazione con il paziente, attraverso un canale a lui più accessibile e meno ansiogeno per la presenza di oggetti mediatori (gli strumenti), proporre una situazione relazionale duale o di gruppo, aumentandone il livello di tolleranza, stimolare le capacità di attenzione, concentrazione e perseveranza su un compito, favorire la condivisione di momenti comuni, cogliendo le proposte degli altri ed interagendo con esse, entrare in contatto con se stessi e con gli altri attraverso un'esperienza primariamente corporea e spontanea, riconoscere le diverse emozioni ed esprimerle attraverso l'associazione a differenti produzioni sonore, potendole così mettere in gioco ed elaborarle con modificazioni successive, piuttosto che agendole direttamente.

MUSICA. Si differenzia dalla musicoterapia per l'approccio più evoluto alla musica e agli strumenti musicali, attraverso un'attività di apprendimento più strutturata. Si rivolge a quei pazienti che manifestino uno specifico interesse per la musica o che chiedano di imparare a suonare uno strumento. Si stimolano, in questo modo, le funzioni di attenzione, concentrazione, perseveranza e apprendimento e si rafforza la capacità di investire stabilmente su un'attività, gestendone le inevitabili frustrazioni e puntando al raggiungimento di obiettivi concreti. Per le sue caratteristiche, tale attività è più adatta a pazienti più evoluti, con una buona conservazione delle abilità cognitive. E' possibile l'uso di diversi strumenti musicali e l'apprendimento di tecniche di registrazione, utili per la creazione di brani musicali originali (microfono, registratore multitraccia, ecc.).

CORO. Si tratta di un'attività di gruppo allargato, con la possibilità di partecipare anche come spettatore. E' rivolto a tutti i pazienti e si svolge in un luogo comune (non nei laboratori come la maggiorparte delle altre attività). Consiste nell'apprendimento di tecniche vocali di base, attraverso semplici esercizi e nell'esecuzione di brani, seguendo un percorso di progressiva difficoltà. Tale attività risulta piuttosto piacevole e con elevato valore socializzante. E' di difficile accesso per i pazienti con spiccate tendenze all'isolamento.

PSICOMOTRICITA'. Rientra nelle attività di tipo terapeutico- espressivo, come la musicoterapia. Ha come obiettivo principale il favorire il contatto del paziente con la propria corporeità, spesso vissuta come angosciante e frammentata o estranea.

Le sedute possono essere di piccolo gruppo o individuali, hanno cadenza settimanale, della durata di un'ora circa e si svolgono nella palestra. Il materiale è costituito da oggetti in gomma piuma di forme diverse, palloni di differenti dimensioni, teli, corde, bastoni, materassini.

La pratica psicomotoria adottata non è di tipo rieducativo e quindi non si basa su esercizi pedagogici volti a migliorare la motricità, la conoscenza del proprio corpo e la sua efficienza, ma si sviluppa all'interno di situazioni proposte, nelle quali il paziente possa sperimentare il proprio corpo e i vissuti ad esso associati. Le consegne sono sufficientemente precise da garantire contro l'ansia di un eccesso di regressione, ma sufficientemente aperte da permettere di far vivere a ciascuno, al proprio livello, delle esperienze più arcaiche di rapporto con gli oggetti, con il corpo proprio ed altrui.

Il paziente viene guidato attraverso un percorso di sperimentazione delle diverse sensazioni corporee, del contatto con superfici e oggetti diversi, del rapporto corpo-spazio, dell'equilibrio e disequilibrio, dei diversi movimenti e posture, della percezione dei limiti, dell'incontro con l'altro e con il gruppo, dell'espressione di sé e dei propri sentimenti attraverso il corpo, ecc., con momenti di verbalizzazione e rielaborazione dei vissuti.

IL GIORNALINO. L'attività del giornalino ha avuto inizio nel Settembre 1998, su richiesta di alcuni pazienti. La frequenza è di tre numeri l'anno.

La redazione, composta da alcuni pazienti affiancati dallo psicologo, si riunisce settimanalmente per decidere l'impostazione del giornale, individuare i contenuti, raccogliere il materiale e concretamente scrivere gli articoli da pubblicare.

La redazione si occupa completamente dei vari passaggi: dall'ideazione, alla scrittura, alla battitura a macchina, fino alla fotocopiatura e pinzatura delle copie.

Vi sono, poi, altri pazienti che contribuiscono con articoli o altro (disegni, barzellette ecc.), ma non fanno parte della redazione: essi, infatti, trovano nel giornale uno spazio espressivo e di valorizzazione delle loro abilità, ma risulterebbe eccessiva ed inibente la richiesta di partecipare a tutte le tappe del lavoro.

Gli obiettivi generali dell'attività sono ovviamente quelli di creare un possibilità di comunicazione tra gli "abitanti" della Comunità, di condivisione e di espressione di sé attraverso le forme che ciascuno predilige: il racconto, la poesia, il disegno, la barzelletta, il fumetto, ecc.

Il giornale, inoltre, può rappresentare un "oggetto comune" e "unificante" della Comunità, creato e utilizzato dalla Comunità stessa; non si tratta, cioè, "solo" di un'attività riservata ad alcuni pazienti e non condivisibile, ma di un patrimonio comune, che parla di tutti e a tutti, nel quale ci si può riconoscere o contro il quale ci si può esprimere, ma a cui più difficilmente si può rimanere indifferenti, anche perché aspetti personali e vicende della Comunità vengono riportati e sottoposti all'attenzione di tutti. E' uno strumento che contribuisce a "fare la storia" della Comunità e a ricordarla.

Oltre agli obiettivi generali, vi sono poi obiettivi individuali, che rientrano nel progetto terapeutico dei singoli pazienti.

LA BIBLIOTECA. La raccolta e la catalogazione dei libri ha costituito un'attività per alcuni mesi, che ha coinvolto alcuni pazienti interessati. Ora la biblioteca non è più un'attività vera e propria, ma una opportunità offerta ai pazienti di sperimentarsi con la lettura. Rappresenta talvolta un buon punto di partenza per agganciare soggetti con aspetti intellettualizzanti o per stimolare il confronto in gruppo a partire da letture comuni. Non è stata tuttavia ancora organizzata una vera e propria attività strutturata di lettura/scrittura, se non a livello individuale.

ATTIVITA' INDIVIDUALI. E' possibile progettare con il singolo paziente attività particolari, sulla base degli interessi e delle richieste del paziente stesso, per valorizzare le risorse di ciascuno ed offrire un aggancio su un terreno privilegiato. Ad esempio, la passione di un paziente per la fotografia si è trasformata in una vera e propria attività, con l'organizzazione di una mostra fotografica e la creazione di un album della Comunità, che ne tracci e ne ricordi la storia attraverso la raccolta delle immagini dei momenti significativi.

ATTIVITA' DI CERAMICA. E' un gruppo aperto (tutti i pazienti vi possono accedere a meno che l'equipe curante non ne valuti la controindicazione); la durata è di circa un'ora e la cadenza bisettimanale. Il paziente a cui è dato a completa disposizione tutto il materiale di lavoro è libero di esprimersi secondo i propri tempi, modalità e creatività, previe alcune indicazioni tecniche fondamentali riguardo alla lavorazione.

In occasioni particolari può essere richiesta la collaborazione da parte dei pazienti, non obbligatoria, alla preparazione di pezzi specifici lasciando però sempre molto spazio ad elementi fortemente individuali (ad esempio sono stati preparati oggetti che dovevano attenersi al tema del miele per l'esposizione allestita in occasione di una fiera di paese).

Il gruppo nel suo insieme ha come finalità quella di favorire una esperienza di appartenenza (verso la ricostruzione del senso del sé) da una parte e un processo di risocializzazione dall'altra.

Non meno importante l'opportunità dell'utilizzo di un canale di comunicazione non verbale "manipolativo-tattile" spesso così vicino all'esperienza emotiva dei nostri pazienti.

ATTIVITA' CINEMA. Consiste nella proiezione di un film che viene precedentemente scelto da un gruppo di pazienti e da un operatore rispettando, nei limiti del possibile, i gusti di tutti gli ospiti.

Ne esistono due varianti:

-una proiezione con cadenza settimanale che consiste nella sola visione del film e che risponde maggiormente, per le sue caratteristiche di svolgimento, ad una funzione ricreativa oltre che a favorire la condivisione di un'esperienza piacevole così utile al processo di socializzazione;

-una proiezione che prevede al termine della visione un momento di discussione in cui vengono verbalizzate impressioni, sensazioni, idee, con uno scambio ed un confronto tra tutti gli ospiti presenti; tale incontro ha cadenza quindicinale e prevede sempre la presenza di un conduttore che sappia individuare e raccogliere l'onda emotiva suscitata dal gruppo; inoltre la possibilità di utilizzare il film come oggetto-mediatore favorisce processi di identificazione e soprattutto una maggiore espressione dei vissuti interni.

ARTETERAPIA (disegno). E' un gruppo aperto (per un massimo di 5-6 pazienti) a cadenza settimanale. Durante la seduta, della durata di circa un'ora, vengono distribuiti in un punto accessibile a tutti i partecipanti fogli di diverso formato e la gamma più ampia possibile di materiale per colorare (questo per permettere ad ognuno di esprimersi il più liberamente possibile attraverso strumenti diversi); il tema è libero in modo tale che ogni paziente si senta stimolato alla più spontanea creatività.

Al termine del lavoro si procede ad una descrizione del disegno e ad un confronto, questo per favorire il più possibile uno scambio di sensazioni, idee, e soprattutto per lasciare spazio all'espressione di libere associazioni, collegamenti ad episodi di vita passata, invenzioni di storie fantastiche.

Anche per questo gruppo è fondamentale l'esperienza di appartenenza e l'espressione creativo-emotiva che il conduttore deve saper cogliere e reintegrare attraverso una forma maggiormente rimodellata e riconoscibile rispetto al mondo spesso caotico e senza forma dei nostri pazienti (di cui il disegno è spesso fedele riproduzione).


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