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La traslazione del sapere o la comunicazione digitale in ambito scientifico

di Raffaello Biagi

 

 

 

L’internazionalizzazione della cultura

Globalizzazione: volendo definire con un solo vocabolo la caratteristica che meglio descrive il secolo che sta volgendo al termine potremmo con sicurezza usare questo termine. Il ventesimo secolo, infatti, ha avuto come tema dominante nella storia, nella politica e nella scienza quello di tendere in modo sempre più spiccato a un progressivo superamento del localismo e dell’ambito nazionale per espandersi progressivamente verso l’intero globo. Le disastrose due guerre mondiali della prima metà del secolo hanno fatto da battistrada a questo fenomeno. Successivamente la globalizzazione si è estesa ai meccanismi economici e finanziari e quindi alla cultura e all’informazione (o per meglio dire, per i nostri interessi, alla cultura dell’informazione). Questo processo ha raggiunto in questi ultimi decenni il suo culmine, potendo individuare la sua origine in realtà nel concetto stesso di sviluppo dell’uomo, nella sua esigenza di crescere e di sviluppare sempre di più le interazioni con l’ambiente e con i suoi simili. Ma la possibilità di avere a disposizione mezzi così potenti come i computer ha, di fatto, impresso un’accelerazione impressionante a questo processo di globalizzazione. Nel campo dell’informazione il diffondersi dell’uso dei Personal Computer, sempre più potenti, economici e forniti di software amichevole e semplice da usare è stato fondamentale. Prima permettendo la costituzione di banche dati sempre più grandi, più complesse e facili da consultare ove sono stati accumulati enormi quantità di dati. Successivamente con il loro collegamento in rete e la costituzione di Internet che ha finalmente permesso la realizzazione di una vera distribuzione globale delle informazioni, facilmente accessibili a tutti a un costo molto contenuto. Dal secondo dopoguerra in poi si è assistito così a un fenomeno completamene nuovo nella storia dell’uomo, fenomeno che è andato via via sempre più accentuandosi: per la prima volta dall’alba della vita l’uomo non ha più come problema prioritario quello di acquisire e classificare le informazioni. Il problema più importante è divenuto quello di sceglierle e filtrarle in base alle proprie esigenze, di dividere e selezionare i dati tra la smisurata quantità adesso così facilmente raggiungibili. Gli studenti, gli studiosi, i ricercatori, noi stessi psichiatri nella nostra necessità di aggiornamento ma anche i comuni cittadini che vogliono informazioni si trovano così ad affrontare una situazione che sta divenendo prioritaria: come riuscire a orientarsi nel "mare magnum" delle informazioni, come distinguere dalla cacofonia delle nozioni quelle davvero importanti senza perdersi tra i mille dettagli fuorvianti. Questo eccesso di offerta, mai prima verificatosi, ha determinato e sta determinando ancora di più oggi sentimenti contrastanti negli utilizzatori dei mezzi informatici. Si è così passati rapidamente da un senso di onniscienza e onnipotenza prometeica, dato dall’infinita possibilità di accumulo e di incrocio di dati, a un vissuto di angosciosa impotenza con il rischio di determinare una paralisi, come sepolti dall’accumulazione da noi stessa prodotta. Questa difficoltà di selezione e di discriminazione è inoltre grandemente acuita dal particolare momento storico che stiamo attraversando e presenta, come corollario al fenomeno della globalizzazione, una straordinaria accelerazione culturale. Le innovazioni determinano cambiamenti sociali e di mentalità rapidissimi che l’individuo non ha possibilità di assimilare adeguatamente e che producono continui squilibri. Non c’è il tempo di permettere una omeostasi, una assestamento culturale soddisfacente perché una nuova innovazione, atteggiamento o moda rimette improvvisamente tutto in discussione. Si ha così un indebolimento, se non la perdita tout court, dei principali riferimenti filosofici, religiosi ed etici che, divenendo rapidamente obsoleti, non sono più in grado di svolgere la loro funzione di guida e di orientamento dell’individuo. Soprattutto l’istituzione scolastica, di cui l’Università è parte emblematica, risente di questa crisi e fatica a tenere il passo con l’innovazione tecnologica e informatica.

La perdita di ruolo delle strutture culturali centralizzate e la nascita di nuove realtà: dalle università a Psychiatry on line, Italia

L’istituzione scolastica, con la sua struttura rigida e statalizzata, ha svolto un ruolo importante nel permettere una sedimentazione delle innovazioni, facilitandone l’assimilazione da parte della società. Mediante questa funzione ha sempre determinato quella che generalmente viene definita la Cultura, con la c maiuscola, e credo si possa dire senza scandalo alcuno che, in quanto creatrice di paradigmi sociali, ha effettuato un ruolo conservatore e di riequilibrio.

Negli ultimi anni tuttavia, conseguentemente all’accelerazione culturale e innovativa di cui abbiamo parlato, questa capacità di creare cultura grazie alla mediazione tra novità e tradizione è stata fortemente messa in discussione. La scuola non ha più permesso la metabolizzazione dei fermenti più innovativi della società ma anzi è stata scavalcata da quest’ultima. Si è pertanto trovata in grande crisi di identità.

In Italia questa situazione è particolarmente marcata: a causa di questi ritardi e conflitti d’identità il mondo della cultura ufficiale stenta a capire e ancor di più a utilizzare il fenomeno Internet, fenomeno che non appare sufficientemente compreso e mediato. Solo negli ultimi tempi e solo in alcune realtà l’Università comincia a entrare nel mondo informatico di Internet. (Vedi a questo proposito anche il capitolo "Psichiatria su Internet, formazione e ricerca", in questo stesso volume). E anche quando il mondo universitario appare finalmente attento verso questo fenomeno, in realtà in modo che appare più di tolleranza e sufficienza che di entusiasmo e adesione trainante, la realtà psichiatrica sembra sempre a rimorchio e raramente protagonista di questo evento. Alla luce di queste considerazioni non appare quindi un caso che le maggiori realtà psichiatriche in rete non siano né emanazioni dirette di istituzioni né a loro lontanamente collegate. Lo stesso fenomeno di Psychiatry on line, Italia (POL.it) , per come è nato e per come si è evoluto, sta a dimostrare questo ritardo e appare paradigmatico di una realtà in rete peculiare. Sono infatti nate associazioni spontanee, per così dire "trasversali" alle istituzioni, che hanno supplito in qualche modo a questo vuoto culturale. Riunendo professionisti e studiosi nazionali ma anche sovranazionali (grazie alla universalità del mezzo Internet) caratterizzati da molteplici ed eterogenee formazioni e interessi, di diversa estrazione e differenziazione culturale, sono riuscite a creare qualche cosa di totalmente nuovo e interessante nel campo della psichiatria. La facilità con cui Internet permette di lavorare insieme, scambiandosi informazioni e dati in tempo reale, facilita enormemente queste associazioni virtuali. Queste persone, riunendosi in modo assolutamente volontaristico e sull’unica base di affinità di interessi comuni, stanno progressivamente colmando questa lacuna di orientamento e di formazione culturale istituzionale. Manchevolezza che, pur essendo generalizzata a tutta la società attuale, è microscopicamente evidente proprio in Internet.

Queste formazioni, del tutto atipiche per il panorama culturale italiano e di difficile, se non impossibile, definizione in base ai canoni classici, stanno assurgendo a un ruolo fondamentale nell’orientare il navigatore in rete, conducendolo e consigliandolo nella marea di notizie e di dati che rischiano di travolgerlo. Generalmente questi cenacoli culturali postmoderni nascono e si riuniscono grazie a liste di discussione (le cosiddette mailing list) oppure creando e sviluppando determinate pagine che trattano di argomenti specifici (Home Page), oppure ancora, come nel nostro caso, pubblicando riviste elettroniche.

In concreto l’opera di questi psichiatri si svolge attraverso numerose e varie attività. Selezionano articoli, consigliano mediante link altri siti interessanti in Internet, commentano articoli, premiano le migliori e più interessanti pagine elettroniche, ecc. Ma il ruolo di selezione e di guida non si limita alla realtà virtuale: fungono infatti da interfaccia con la realtà concreta fornendo essi stessi notizie e, parallelamente, permettendo attraverso le mailing list agli utenti medesimi una sorta di auto aggiornamento. Bisogna pensare a questa entità come a qualche cosa di estremamente fluido e in movimento continuo, ben lontano dalla rigida strutturazione istituzionale.

Chi vi fa parte è spesso impegnato anche in molte altre attività in rete, costituendo così un sottoinsieme di un sistema molto complesso e in continuo divenire, che a mio avviso è ancora in fase di definizione e ben lontano da essersi strutturato e caratterizzato in modo completo ed esauriente. Per mia esperienza ritengo infatti che la consapevolezza di questo ruolo estremamente importante, di guida culturale e di medium nei confronti di un mezzo ancora poco conosciuto ed esplorato, sia ancora molto parziale. Queste realtà sono organizzate ancora in modo molto frammentario e il loro operare pesantemente limitato dal fatto, per altro inevitabile, di essere autoreferenziali. Uno dei loro punti di forza è, per esempio, anche la loro maggiore debolezza: in Italia queste associazioni sono quasi esclusivamente basate sul volontariato e sulla passione del singolo partecipante per il mezzo informatico. Questa fase iniziale di noviziato ha permesso così uno sviluppo della rete prevalentemente impostato sull’entusiasmo e facilitato dall’eccitamento insito nelle cose nuove, a scapito tuttavia della professionalità e della costanza nell’impegno.

Lo psichiatra in Internet, un paradosso?

Facendo un excursus in Internet si potrà scoprire, non senza un iniziale senso di sconcerto, che la psichiatria è tra le branche mediche più rappresentate e con il maggior numero di risorse presenti in rete. Vedi a tal proposito il capitolo di questo libro "Indirizzi di counseling e aiuto psicologico disponibili online" e, in Internet, le pagine da me curate sulla rivista telematica POL.it (http://www.POLit.org/siti00.htm) dove sono recensite centinaia di risorse psichiatriche nel Web. Sconcerto, dicevo, perché la nostra è certamente la specialità più umanistica, se così si può dire, della medicina, quella che più di ogni altra è legata all’uomo e all’anima, alle emozioni e ai vissuti.

Gli psichiatri sono tradizionalmente poco inclini alla tecnologia, di cui in effetti fanno scarso uso se messi in confronto ad altre specialità mediche. Non è raro sentire colleghi vantarsi di non saper usare il computer e di continuare a scrivere con la penna, citando questa loro resistenza alle novità come un pregio e come una specie dimarchio di genuinità del loro operato, alieno dalla freddezza e "disumanità" della scienza informatica. Come spiegare questa passione della psichiatria per Internet, passione che si rileva epidermicamente quando si visitano i siti che trattano della nostra materia?

Naturalmente rispondere a questa domanda non è facile e non credo che esista una risposta univoca e semplice. Come avviene sempre in psichiatria i motivi sono molteplici, si intrecciano in modo complesso e sono diversi da caso a caso. Tuttavia si possono individuare delle caratteristiche comuni e significative. La prima è l’abitudine al lavoro di équipe: tutti ci rendiamo conto che la nostra attività quotidiana necessita dell’apporto di tante altre figure professionali per poter dirsi almeno soddisfacente. Il lavorare insieme è infatti una caratteristica ormai definitivamente acquisita dagli psichiatri in quanto classe. Dal collaborare insieme fisicamente al confrontarsi elettronicamente il passo è relativamente breve e non necessita di elaborazioni interiori particolarmente sofisticate. Inoltre siamo ben coscienti della necessità di un approccio integrato alle problematiche del paziente e del fatto che la psichiatria sia una scienza multidisciplinare, con al centro la psiche dell’uomo ma con tanti metodi diversi, a volte conflittuali ma il più spesso complementari uno all’altro. La rete offre uno strumento davvero eccezionale per questa integrazione di competenze e uno psichiatra accorto non può permettersi il lusso di farsi scappare una occasione così ghiotta di interagire, apprendere e confrontarsi. Altro dato che può motivare la partecipazione è lo storico interesse degli psichiatri alla comunicazione, verbale e non verbale. La rete è un nuovo ed entusiasmante modo di comunicare e di interagire. E poiché questo significa in qualche modo poter anche modificare colui che riceve la comunicazione ecco tutto un fiorire di studi e ipotesi sulla psicoterapia online, sulla attività psico-educazionale, ecc. Il comunicare con computer, poi, permette un certo distacco affettivo, notevolmente maggiore rispetto al contatto umano diretto, ma un distacco temporale minimo rispetto ad altri mezzi come la missiva epistolare, con tutte le implicazioni che ciò comporta.

Vedi anche il capitolo "Forme della relazione, la psicoterapia in rete". Ma a mio avviso il motivo più potente che spinge le comunità "psy", psichiatri ma anche psicologi e psicoanalisti, ad affrontare le secche della navigazione in rete è soprattutto il fondo di solitudine che attanaglia ognuno di noi e che ci spinge a ricercare conforto e confronto con nostri simili. Solitudine non intesa semplicemente in senso esistenziale ma come conseguenza del carico emotivo e fantasmatico che il contatto giornaliero con i nostri pazienti comporta. Il poter raccontare e raccontarci, sentirci, comunicare e, perché no, come sa chiunque abbia partecipato a nostre mailing list, litigare apertamente, è di grande sollievo e rassicurazione. Ci si raggruppa quindi per discutere ma spesso per costruire, creare, produrre una scienza e una realtà complementare, se non alternativa a quella degli atomi, dove non ci si sente spesso troppo soli con le nostre responsabilità e impotenze e dove si possono condividere esperienze, programmi e progressi. Che poi questi vissuti e speranze si scontrino con realtà molto diverse quando sono confrontate in rete è spesso vero ma diimportanza relativa rispetto all’esigenza primaria di stare insieme e di condividere la solitudine dei nostri vissuti.

Se a queste motivazioni aggiungiamo quelle più banali ma per questo non meno vere dell’esigenza di accedere a informazioni professionali velocemente, facilmente e in abbondanza e soprattutto, non dimentichiamolo, in modo divertente e appassionante, dobbiamo non tanto chiederci del perché uno psichiatra acceda a Internet ma, più che altro, domandarci del perché non vi entri! Non sentendoci né sufficientemente competenti né trovando questo luogo idoneo all’uopo, possiamo inoltre qui solo accennare ai vari meccanismi di formazione dei gruppi che certamente entrano in gioco nella costituzione di queste associazioni trasversali di professionisti della psiche che operano all’interno di Internet. Gruppi che coagulano, fondono e trasformano le innumerevoli motivazioni dei singoli che abbiamo poco sopra cercato di analizzare. Quello di cui siamo certi è che queste libere associazioni (freudiane?) costituiscono un fatto culturale nuovo, importante e diffuso in tutta Internet che merita attenzione e approfondimento. Come abbiamovisto infatti metaforicamente stanno sostituendo nelle sue funzioni la biblioteca e, nel contempo, anche il bibliotecario.

La biblioteca virtuale e i nuovi bibliotecari

Nel definire l’insieme dei testi, degli articoli e delle notizie reperibili in Internet si suole dire, con una metafora di cui il cyberspazio è pieno, che si tratta di una biblioteca virtuale. Si sottolinea così la funzione di accumulo e di conservazione della rete. Altra similitudine con il mondo reale è che anche in Internet è poi possibile consultare gratuitamente i testi, così come i libri si posso leggere liberamente in biblioteca. Occorre tuttavia sottolineare che in Internet sono assenti alcune funzioni precipue della biblioteca, quali quelle di selezione dei testi e di aggregazione delle persone. La cultura di una comunità, quale quella che può essere costituita dalla biblioteca di facoltà o semplicemente quella di un quartiere, in Internet è sostituita dalla cosiddetta navigazione in solitario. Come abbiamo visto ciò che guida il lettore non è più il bibliotecario o, in senso più generale, la cultura universitaria. Chi non usufruisce o chi non può accontentarsi delle nuove aggregazioni sopra descrit- te può utilizzare altre interessanti e peculiari funzioni della rete. In Internet infatti il filtro culturale (intendendo con ciò anche gli effetti negativi del filtro, nel senso di limitazione e condizionamento, e non solo quelli positivi di indirizzo e di coordinamento) è ormai sostituito da un meccanismo, un algoritmo, un robot che viene definito Motore di Ricerca. A esso sono affidate le possibilità di scelta dell’utente nell’enorme biblioteca virtuale, in esso si ripongono le speranze di non essere sommersi dall’enorme mole di dati, di ottenere una selezione mirata dei nostri bisogni. Le pagine che contengono questa sorta di nuovi bibliotecari stanno infatti assurgendo a una importanza fondamentale e stanno sempre più diventando veicoli di investimenti pubblicitari, proponendosi come porte di ingresso all’universo Internet (vengono definite "portali" in gergo), si arricchiscono ogni giorno di più di nuove funzioni e gadget. Forniscono e-mail gratuite, news, selezioni precostituite di siti in base alle tematiche più richieste, consigliano software e hardware, permettono addirittura traduzioni simultanee delle pagine elettroniche richieste attraverso i loro motori di ricerca. Ricerca che si sforza di essere sempre più intelligente e conforme ai requisiti dei naviganti, sempre più mirata e specifica attraverso meccanismi sempre più sofisticati e in grado di segnalare le pagine di maggiore rilevanza e importanza. Anche in queste pagine si nota lo sforzo di riempire in qualche modo un vuoto di cultura. Ciononostante è difficile non percepire il rischio che così facendo l’informazione divenga in realtà più che altro un accumulo di frammenti e sia spezzettata, moltiplicata e suddivisa. E che la cultura perda così inevitabilmente la sua organicità, la sua capacità di creare conoscenza reale, rischiando di divenire un enciclopedico, disordinato, accumulo di dati. Documentazione invece che apprendimento.

Anoressia e bulimia culturale?

Il fenomeno particolare che abbiamo descritto, di grande eccesso di offerta rispetto alla ben più modesta capacità di assimilazione del singolo, non è però unicamente appannaggio del mondo dell’informazione. Una situazione singolarmente analoga si è infatti verificato in un contesto apparentemente lontano quale quello della alimentazione.

In effetti anche per ciò che riguarda il cibarsi l’uomo si è trovato, per la prima volta nella storia, a non dovere più avere come prioritaria preoccupazione quella di procacciarsi il cibo. Dalla seconda metà di questo secolo il problema si è spostato verso la difficoltà di alimentarsi correttamente, dovendo operare una scelta tra le offerte sempre più abbondanti e allettanti dell’industria alimentare delle conservazioni. Anche qui il progressivo affinarsi della capacità di produrre cibo e la sua continua offerta con disponibilità ben superiori a quanto è possibile consumare è stata affiancata dal contestuale affievolirsi del controllo sulle modalità tradizionali di mangiare. Le grandi multinazionali trasportano sulle tavole di ogni famiglia specialità culinarie provenienti da ogni angolo del mondo, determinando così un crescente deterioramento delle tradizioni alimentari e provocando nel contempo confusione ed incertezze. Le mode e le indicazioni medico-dietetiche hanno infatti progressivamente sostituito i rassicuranti menù familiari, tramandati alla madre-cuoca dalla nonna e dalla bisnonna. Sappiamo come questa pressione culturale che insiste in modo ossessionante sui danni dell’alimentazione scorretta e sulla imposizione di evitare l’aumento di peso abbia contribuito all’enorme diffusione delle malattie relative ai disturbi della condotta alimentare.

Diviene così inevitabile il chiedersi se possa esistere un corrispettivo all’anoressia e alla bulimia nel "consumo" delle informazioni. Domanda che può apparire assurda e provocatoria ma che a mio avviso trova nell’abbondanza di Internet angosciosi echi. Ecco infatti prospettarsi nuovi problemi connessi all’uso del computer: l’Internet Addiction Disease come abbuffata incontrollata di dati, come patologica incapacità di selezionare e controllare l’assunzione di nozioni e informazioni, privi come siamo di una base culturale in grado di orientarci ed indirizzarci in modo sicuro e determinante. E, al contrario, vediamo anche chi manifesta l’anoressica privazione dell’utilizzo del mezzo informatico, di chi vuole evitare di trovarsi coinvolto in una cacofonica cornucopia di pareri disparati e discordanti, certamente ricchi culturalmente ma angosciosi nel loro anarchico dispiegarsi in rete. Il rifiuto del computer come un riflesso dell’ascesi umanistica e corporale.

Al di là di parallelismi arditi è comunque evidente la necessità di dotarsi di nuovi strumenti culturali ed epistemologici, stante il perpetuarsi di un vuoto non solamente interpretativo ma anche propriamente operativo per ciò che riguarda la modalità di utilizzo di Internet. Abbiamo bisogno di capire e studiare meglio questo nuovostrumento, approfondendone i significati e studiandone le contraddizioni, senza volerlo accettare supinamente, acriticamente esaltandolo ma senza neppure spaventarci, rifiutandolo ed esecrandone gli innumerevoli difetti. La psichiatria può aver questo ruolo di mediazione e di comprensione. Non certo per voler psichiatrizzare Internet, non è proprio il caso, ma perché possiede gli strumenti e gli uomini per poter contribuire sostanzialmente a una miglior comprensione e ad un suo uso più adeguato.

Bibliografia

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