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Dipendenza da Internet? Realtà psichica e abuso dell’ on-line

Gerardo Favaretto

gerfa@tin.it

Chiunque conosca direttamente l’esperienza di connettersi a Internet, per averla sperimentata in modo almeno non occasionale ha in mente quella sensazione di un clima "claustrofilico" e che si poggia , paradossalmente, sulla sensazione di "allargamento" dell'io e della coscienza che pur nella consapevolezza di essere soli, fa percepire la posizione di chi scruta da una finestra che permette visuali ampie e orizzonti illimitati. Da questa finestra si possono intravedere molti luoghi e svariate conoscenze; dati e beni di consumo; informazioni, pornografia, giornali e riviste, suoni e testi ma anche, e soprattutto, la possibilità di ascoltare e di comunicare con persone conosciute o non, ma che siano connesse alla rete. Non è certo questo il primo modo che grazie alla tecnologia ci consente di stabilire relazioni a distanza e n assenza di una presenza fisica ma le caratteristiche e conseguenze ,di questa nuova relazionalità non sono ancora del tutto completamente chiare.

Se la vediamo sotto questa prospettiva la posta elettronica, per esempio , permette molto : dà la possibilità di mandare un messaggio, una battuta, scritti in un tono colloquiale, come se il destinatario fosse lì davanti oppure lunghe lettere frutto di elaborazioni e piene di pensieri articolati e complessi .

Non c’è bisogno di carta e penna , la realizzazione dell’"intenzione " comunicativa è praticamente immediata e non prevede il tempo per accorgersi del separarsi dai propri pensieri. Il messaggio, infatti, viene inviato quasi alla stessa velocità del pensiero al punto che "mandare un pensiero" non è più una metafora ma, letteralmente, quello che sembra accadere.

Chi non conosce quella sensazione di curiosità nell’aprire la propria casella di posta che si concretizza nella ricerca dell’emozione di qualche parola in particolare. Ecco allora distinguere le lettere personali da quelle delle mailing list (all’inizio magari con maggiore difficoltà perché tutti i messaggi sono sentiti come personali). Ecco allora il piacere, lo stupore , la delusione , la rabbia seguire come in una autentica situazione relazionale ( talvolta anche di più) la lettura delle diverse mail.

Di fronte a tutto ciò chi non si è guardato almeno incuriosito dal proprio stato mentale, da questi atteggiamenti e ha cominciato a interrogarsi sulla natura di queste esperienze in grado di suscitare emozioni talmente forti anche se disincarnate? Qualcuno magari posto di fronte a un vago desiderio di tornare a connettersi avrà pensato qualcosa del tipo non sarò mica dipendente da questo, da queste emozioni, da questo strumento?? E poi allarmato può essersi chiesto: sono dipendente? Ma si può’ diventare dipendenti da Internet?

E chi fra i professionisti del mondo della psiche, non ha osservato questi stessi fenomeni con attenzione curiosità e interesse trovandosi a formulare teorie sulla relazione tra "reale e virtuale", a tentare di interpretare l’esperienza della comunicazione in assenza di corpi così vicina per caratteristiche del contesto in cui avviene ad un certo comunicare proprio della relazione psicoterapia. Chi poi non ha pensato ai problemi legati alla dimensione della a gratificazione immaginaria, sul valore liberatorio di nuovi livelli comunicativi??

In queste pagine affronteremo il problema della supposta dipendenza da Internet articolando sostanzialmente tre passaggi.

Nel primo porteremo una riflessione generale sulla qualità di ridefinizione dl reale che la connessione con Internet comporta. Chi si collega ridefinisce il proprio campo percettivo della realtà' e di conseguenza la propria identità, il proprio io e come accade per tutti i nuovi strumenti di comunicazione multimediale, finisce con il ritrovarsi con una dimensione del reale così riformulata da determinare una particolare qualità di "esperienza vissuta".

In secondo luogo faremo una brevissima riflessione sulle dimensioni del fenomeno ossia sui dati e le caratteristiche di chi siano gli utenti della rete, quali fasce di persone e con che caratteristiche almeno che questo oggi sia possibile sapere.

Nella terza parte affronteremo più specificamente il problema delle supposta dipendenza. Di questa sindrome già nata prima a ancora di essere definita premonizione di una possibile patologia intuita prima che le indagini scientifiche ed epidemiologiche ne descrivessero l'esistenza e che ha creato come una conseguenza generata da questa presupposizione una incredibile quantità e qualità di diramazioni e conseguenze nella forma di autovalutazioni, gruppi di auto aiuto , cultura diffusa del pericolo e che ha fatto vedere in modo ambivalente lo stesso Internet come possibile variante di un pericolo che si manifesta con astinenze, intossicazioni, e quanto altro sia possibile supporre nell'ambito della dipendenza.

Ridefinire il reale

Come la comparsa di tutti i nuovi media così Internet ha sollevato intorno a sé una notevole quantità di letture e interpretazioni.

Tali letture, tipiche di ogni strumento nell’epoca della comunicazione mediata dalla tecnica è conseguenza del suo prendere spazio e del determinare le relazioni sociali. Tali effetti sono, per molti versi contenuti dentro lo stesso strumento che si promuove in molte maniere offrendosi anche come fonte di auto-conoscenza , di autoscopia, di autoriflessione e infine, come risultato di questi processi di autorappresentazione.

Ci sono comunque due livelli che sembrano successivi i questo approccio:

1. il primo concerne la "natura" del reale che viene sperimentata nell’on-line . Tale aspetto riguarda le caratteristiche della percezione e della coscienza che coerentemente a questa percezione viene svolta; la qualità emotiva e psicologica dello stare in rete , ossia la possibilità di considerare l’esperienza virtuale innanzitutto come una sorta di campo mentale allargato ; una esperienza di ridefinizione sul piano dell’identità che può assumere o meno caratteristiche patologiche , ma che comunque costituisce una specie di condizione di partenza.

  1. Il secondo che concerne, oltre alla dimensione mentale "di base" della connessione, la presenza di convenzionali aspetti relazionali dati dal presupporre la presenza di un altro "dall’altra parte" (es. chat, newsgroup o e-mail). In tale dimensione esiste la presupposizione del porsi del soggetto di fronte all'altro e del ruolo di mediazione comunicativa fra soggetti dello strumento che permette di compiere una peculiare esperienza dell’altro.

Questi interrogativi ci trasportano nella stessa dimensione di una delle più efficaci riflessioni sui vissuti della soggettività nell'ambito della esperienza del moderno che è quella che Benjamin propone in Angelus Novus, nella lettura di Baudelaire e dei suoi Fleurs du mal

In questo saggio Benjamin riprende alcune teorizzazioni bergsonianie intorno alla memoria e alla coscienza e si pone di fronte al dilemma della natura dell'esperienza vissuta.

Ripescando una sua rilettura del Freud di aldilà' del principio del piacere

Benjamin sottolinea come di fronte al valore di choc che assume l'esperienza il compito della coscienza sia quello di azzerare in qualche modo lo choc , si direbbe oggi , costruire tramite la rappresentazione una forma per la percezione permettendo l’appropriarsi e la riformulazione, in termini vissuti, dell’esperienza. Nel ridefinire il vissuto dell’esperienza entra in modo significativo la memoria e in particolare quell'aspetto di "memoria involontaria" che riguarda una specifica modalità di recupero del vissuto . È in tale dimensione che si presenta un confronto fra il nuovo ed il conosciuto fra il cambiamento e la intrinseca tendenza alla coazione a ripetere insita in ogni rappresentazione.

La possibilità di produrre coscienza e memoria dell'evento in altri modi può permettere al soggetto di recuperare una sua posizione di fronte al reale.

Proseguendo su questa traccia viene naturale pensare a Internet rete come a una grande espansione della memoria. Un serbatoio infinito di tracce , di ricordi di passaggi, di incroci in cui il senso profondo sta non nella loro esistenza ma nel loro orientamento e nella loro rintracciaibilità.

E viene da pensare alla "presa di coscienza " di chi, connesso, recupera quella traccia dentro la propria consapevolezza e la integra nel proprio

vissuto a generare a sua volta tracce, ricordi e interazioni.

Quali sono i meccanismi generati dalla percezione degli stimoli multimediali? Quali eventi psichici sono destinati a generare. Come si coniugano le rappresentazioni proposte dall'evento esperienza con la peculiare modalità di ogni soggetto di produrre delle proprie rappresentazioni?

Internet appartiene ad un ambito di esperienza in cui, come è destino del moderno esiste almeno inizialmente una prevalenza della dimensione visiva sulle altre. Non solo l'esperienza si fa tramite il guardare, ma il navigatore che ha una esperienza visuale della scrittura diventa poi spesso un decifratore /produttore di testi. Un soggetto che entra nella rete del grande ipertesto complessivo che Internet è. L’apparizione dell'altro avviene così in questo peculiare primato del visivo, dell’immaginario . Come il flaneur di Baudelaire scruta la folla , la assapora, ne cerca l'essenza e ferma in questa sorta di soluzione dell'identità il volto così il moderno surfer continua a stare in una esperienza sostanzialmente anonima ma illuminata da momenti in cui lo choc lo raggiunge evocando in lui consapevolezze che appena presenti sono destinate a sparire dato che in questo navigare, come per il flaneur, l’estasi, l’apparizione riveste un ruolo importante, quasi centrale nel determinarsi dell’esperienza.

Se l’esperienza reale e concreta dell’altro è sempre una esperienza parziale, metonimica , l’esperienza virtuale è , invece , sempre una esperienza metoforica , complessiva, totale. che riferisce il soggetto , come nel caso del flaneur a una dimensione melanconica che circonda che colloca l’esperienza in un vuoto rivelando la stessa sostanza creaturale del soggetto parte di questo vuoto.

 

Osservare Internet e la sua utenza.

Fin dai tempi del suo utilizzo diffuso, non esclusivo di una fascia di specialisti, cosa che è accaduta in tempi relativamente recenti, Internet è stato un fenomeno verso il quale ci si è rivolti con attenzione sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.

Si calcola che al giorno d'oggi gli utenti della rete nel mondo siano circa 145 milioni una percentuale di per sè quantitativamente e non rilevante della popolazione mondiale ma che al contrario diventa significativa se ne osserva la distribuzione sia geografica che socio culturale.

Circa 70 di questo milioni sono concentrati negli Usa mentre il reato per la gran parte si torva in Europa. Ecco che nei paesi ricchi dell'occidente la percentuale di penetrazione dello strumento senz'altro più' elevata. La fascia di più rappresentata (58% ) secondo certe indagini del 1997 è quella compresa fra i 30 e 49 , sposati ( 76% ) e con figli ( 44%) con istruzione superiore (70%) Uomini nel 58% con fasce di reddito medio alte (40-80 mila dollari all’anno.

Per quello che questi numeri possono voler dire in ogni caso non sappiamo in modo attendibile quale sia l’uso che della Rete viene. Dal punto di vista psicologico certamente è molto diverso se parliamo di accesso al WEB e o dell’uso della posta elettronica o della frequenza magari sistematica in chat newsgroup o altre modalità che favoriscono aspetti relazionali

Per quel che riguarda il Web Jakob Nielsen segnala alcuni punti che ci sembrano significativi fra cui :

  • Gli utenti non leggono il WEB
  • Sono attratti dai nomi e dalla fama dei siti
  • Gli utenti sono impazienti
  • Speso stampano le pagine
  • La tolleranza nei confronti delle attese si fa sempre minore

Queste caratteristiche fanno capire che pure con le nuove innovazioni ( Apllet, frame, animazioni o altro) che usare il Web per certi punti di vista può fornire una esperienza psicologica molto determinata dalla organizzazione ipertestuale e dalla interattività permessa dell’organizzazione e dalle nuove tecnologie ma che conserva alcuni aspetti sostanzialmente sovrapponibili alle modalità dell’utenza televisiva. Questo focalizza l’attenzione sui comportamenti di utenti ( spesso demarcati dai cookies ) e sulla scelta dei tipi di siti che vengono visitati più spesso. Spesso le scelte sono determinate da fattori eterogenei come

  • la disponibilità di qualsiasi tipo di materiale ( da quello scientifico specialistico , al software più’ sofisticato, ai programmi piratati alla pornografia o ai vari siti di "settore" )
  • L’uso dei motori di ricerca
  • Il mantenimento di un punto di vista anonimo pur nella possibilità di decidere in tempi personali quando e come consultare il Web

L’esistenza di osservatori su Internet pur non ancora consolidata è comunque favorita dalla funzione commerciale della rete che sta diventando anche una immensa vetrina nella quale è possibile vedere e comprare beni di consumo che diventa ogni giorno di più uno strumento interessante per la distribuzione.

Ma Internet è solo in parte il Web e, anche se questo ne ha assorbito molti degli aspetti originari, la rete resta comunque un modo per comunicare. E-mail, chat

Ma oltre all’interesse di tipo sociodemografico ci sono questioni importanti e determinanti che dovrebbero essere chiarite prima di potere fare qualsiasi tipo di valutazione sulla natura del rapporto con Internet la sua attitudine in relazione a determinante di psicopatologie o la sua capacità di creare dipendenza.

  • Che cosa renda Internet fonte di soddisfazione Ossia quali siano i meccanismi di gratificazione psicologica e in quali situazioni e con quali modalità i diversi strumenti della rete possano provocare una gratificazione dell’utente. Che cosa lo renderebbe allora possibile oggetto di abuso o dipendenza? Le funzioni di Internet sono davvero molteplici e ciascuna di queste presenta, probabilmente, una sua specifica possibilità di essere usata e di fornire un tipo particolare di gratificazione.
  • Quali meccanismi psicologici induca. Ovvero quali siano i meccanismi mentali e le teorie che giustificano l’ esistenza di tali gratificazioni. Questi meccanismi riguardano sia la situazione emotiva che è determinata dalla situazione di "connessione" sia alcune condizioni in cui questo avviene come, per esempio, la situazione di anonimato , di esclusone del contatto fisico e della relazione tramite parametri immaginativi, la possibilità di ridefinire completamente aspetti della propria personalità.
  • Quali meccanismi relazionali vengono favoriti e realizzati attraverso gli strumenti messi a disposizione da Internet
  • Su quali istanze e a partire da quali spinte venga a costruirsi il "bisogno" emotivo di usare la rete.

Una sindrome preannunciata

Pur con certa diffidenza negli ambienti scientifici, diffidenza che si è tradotta di fatto in un mancato riconoscimento della paternità di tale "disturbo" la sindrome da "dipendenza" Internet Addiction disorder o IAD come presto si è fatta conoscere negli ambienti on-line è una patologia "annunciata che giustamente come nota Grohl è nata in un certo senso prima nei luoghi comuni, nelle convinzioni delle persone esterne all’ambito scientifico che grazie a lavori che ne dimostrassero la effettiva realtà. Di tale sindrome peraltro è nota e vengono diffuse versioni in veste nosografica con tanto di criteri diagnostici , stile DSM.

È ripetutamente comparsa sui media la notizia , anche con riferimento a fatti o a dichiarazioni di psichiatri, l'esistenza di una sindrome da dipendenza, di "intossicazioni" con addirittura di ricoveri per trattamenti disintossicanti . Il tutto convalidato dall’esistenza di osservatori e di scale che testimonierebbero l'esistenza di un pericolo concreto e di una attenzione nei confronti delle conseguenze del connettersi alla rete.

Tali problematiche si erano già poste in misura più o meno simile per il computer , i videogiochi e di tutta la cultura video fin dall' affermarsi di un uso di questi strumenti diffuso e di massa

Anche per i videogiochi si era parlato di stati di trance indotti , di problemi di compulsione e di attaccamento morboso la mezzo.

Uno dei problemi principali dal punto di vista del metodo di tale atteggiamento deriva dallo stesso uso del termine dipendenza che nella nosografia classica viene attribuito all’uso di sostanze secondo gli specifici criteri definiti nei DSM . Come osservano Bricolo et al. Va fatta una ulteriore distinzione fra la dipendenza e l’eventuale abuso di determinate situazioni. C’è da dire , inoltre che una definizione convenzionale di abuso non potrà però che essere penalizzata dal fatto di porsi in modo arbitrario nei confronti della attribuzione a dati comportamenti dei parametri di "normale " uso di uno strumento di cui ancora non si conoscono pienamente potenzialità, caratteristiche e conseguenze dell’uso dal punto di vista psichico

Da un punto di vista generale comunque alcuni autori hanno comunque cercato di dimostrare come il concetto di dipendenza , soprattutto in relazione a una peculiare modalità particolare di relazione e di impulsività ad essa collegata possa applicarsi aldilà dell’uso di sostanza a determinate situazioni e comportamenti come cibo ( nel caso di determinati disturbi alimentari) , il gioco patologico o altro.

Il problema della estensione di tale nozione alla abitudine a stare collegati in rete manca di alcuni passaggi significativi come, per esempio la descrizione convenzionale della natura delle gratificazioni o meno della connessione , l’opportuna distinzione fra dipendenza ed abuso l’instaurarsi o meno di questa situazione in una condizione di assenza di problemi psichiatrici precedenti.

Quest’ultimo risulta essere uno dei punti salienti. L’assenza di problemi psicopatologici preesistenti alla "sindrome " da dipendenza proverebbe infatti che tali disturbi sono collegabili direttamente come conseguenza all’uso di Internet. Nel caso in cui invece si rilevasse che tali sintomi riguardano persone con psicopatologie preesistenti questo deporrebbe per una tendenza da parte di persone problematiche all’uso di Internet e no per una vera sindrome indipendente.

Si tratta, infine, di indagare se da un punto di vista psicopatologico tal pratica si accompagni e si in che misura a cambiamenti personali e caratteriali. Da questo punto di vista sono interessanti le osservazione sulla induzione di atteggiamenti di personalità’ fittizie o multiple che spesso sono rintracciabili specie nelle situazioni relazionali di rete.

Il lavoro che viene citato come esempio di ricerca e prova sull'esistenza della IAD è quello di K. Young che nel 1997 interviene al congresso American Psychological Association proponendo una indagine dalla quale risulterebbe che esistono delle peculiarità specifiche di comportamenti dipendenti in Internet comportamenti stimolati in special modo da chat e da mud ( ambienti virtuali costruiti in giochi di ruolo) e in minor misura da altri usi della rete. Alcune persone di un campione di circa 400 rispondono a un intervista fatta dall’autrice in modo tale da evidenziare nei confronti di queste attività un atteggiamento sostanzialmente patologico classificabile e a detta della Young nell'ambito di quelle che sono definite le "dipendenze comportamentali" come il gioco patologico e altri comportamenti compulsivi.

Di fatto sono presenti oggi in Internet alcuni siti , primo fra tutto quello della Young che propongono valutazioni e autovalutazioni sulla propria dipendenza dalla rete e che poi coerentemente si muovono sulla linea dell’offerta di terapie che vanno dai generici consigli di fare una vita più sana a gruppi di autoaiuto, fino a più sofisticate proposte di cura specialistica o di formazione per operatori che si volessero specializzare in tale attività e con questo sollevano un sospetto consistente di dovere prioritariamente definire un bisogno ed una domanda indipendentemente dalla conoscenza dello specifico tipo di disagio psichico.

Potrebbe essere interessante ripercorrere criteri diagnostici che sono ripetutamente riproposti in versioni solo leggermente cambiate in svariati siti e in articoli su carta stampata.

Riprendo qui, per esempio, le domande poste a uno dei questionario di autovalutazione di uno degli "osservatori sulla dipendenza" , che promette con punteggi superiori al 6 la appartenenza ad un gruppo a rischio di dipendenza:

  • PASSI PIÙ TEMPO DI QUANTO AVEVI PENSATO NAVIGANDO IN RETE?
  • SENTI DI AVERE DEI PROBLEMI A LIMITARE IL TEMPO CHE STAI CONNESSO ALLA RETE?

Queste domande si riferiscono sostanzialmente al problema del controllo al sospetto che l'atto possa non essere di natura volontaria e perfettamente legato alla consapevolezza. Ma si controlla quanto tempo si sta davanti a un televisore? Si è coscienti il tempo che si dedica a parlare con un amico e una persona incontrata per casa e soprattutto in che misura riteniamo di avere la condizione di pieno controllo di tutte le relazioni che stabiliamo??

  • QUALCUNO DEI TUOI FAMILIARI SI LAMENTA DEL TEMPO CHE PASSI AL COMPUTER

Questo che dovrebbe essere un elemento di rilevazione oggettiva potrebbe invece essere una volta una questione di semplice ridondanza di difficoltà relazionali . Ovviamente le persone che hanno difficoltà familiari possono avere maggiore predisposizione di altre ad isolarsi ma se riportiamo questa conflittualità per esempio nell'ambito degli adolescenti potremmo presto chiederci qual di questi non avrà difficoltà con la propria famiglia. Qualunque sia la cosa che fa andare in discoteca o stare appunto in Internet.

  • TROVI DIFFICILE STARE LONTANO DALLA RETE PER PARECCHI GIORNI DI FILA??

E perché si dovrebbe trovare piacevole stare distanti da attività che danno gratificazione. Un atteggiamento di pervadente osservazione moralistica , non esente da una certa interpretazione allusiva all’"astinenza" sottintende a questa domanda in cui onestamente più che il rischio di compulsione sembrerebbe indagata la semplice intenzione.

  • IL TUO LAVORO E LE TUE RELAZIONI PERSONALI SONO PENALIZZATE DAL FATTO CHE PASSI TROPO TEMPO IN RETE?

Domanda questa certo significativa , ma a che dimensione appartiene lo stare in rete ? Stare in Internet è necessariamente e indipendentemente da tutto indice di uno scivolamento in una inquietante dimensione parallela? E se il lavoro invece ne rimanesse avvantaggiato e se la capacità di stabilire relazioni ne fosse invece favorevolmente influenzata?

  • CI SONO DELLE PARTICOLARI TIPI DI AREA O TIPI DI FILE IN RETE AI QUALI TROVI DIFFICILE RESISTERE?
  • HAI AVUTO PROBLEMI A CONTROLLARE I TUOI IMPULSI AD ACQUISTARE PRODOTTI O SERVIZI SU INTERNET?
  • HAI PROVATO SENZA SUCCESSO A LIMITARE IL TUO TEMPO IN RETE??
  • RICAVI LA MAGGIOR PARTE DEL TUO PIACERE E DELLA TUA SODDISFAZIONE A STARE IN RETE??

 

Conclusioni

L’uso , l’abuso e la ipotetica dipendenza da Internet sono aspetti che necessitano di chiarimento e di ulteriori e serie definizioni.

Se da una parte vanno certamente scartate ipotesi semplicistiche che assimilano determinati comportamenti in un generica "dipendenza" semplificando il problema specie in relazione alla esistenza di patologie pregresse o di "fattori di rischio" personali , certo non si può nascondere che stare in Internet è una condizione molto peculiare, specie in relazione a determinati usi , e che la possibilità che questa sia occasione di comportamenti regressivi, e di una ricerca compulsiva di determinate situazioni è presente e concreta.

Sono indispensabili quindi nel futuro dati e osservatori che in modo coerente riportino le caratteristiche e le modalità dell’utenza ma è pure indispensabile un atteggiamento di riflessione e di apertura metodologica da parte di chi nel mondo della psichiatria è interessato a capire che cosa possa portare dal punto di vista della mente l’esperienza dello stare n rete.

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GERARDO FAVARETTO

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