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Presentazione

di Francesco Bollorino

I sempre più numerosi libri e manuali connessi al fenomeno Internet che affollano gli scaffali delle librerie sono il chiaro indizio di un interesse sempre maggiore che anche in Italia sta nascendo attorno alla comunicazione mediata attraverso il calcolatore, con un certo ritardo, tipico della penisola, rispetto ad altre aree geografiche, con un’accelerazione, altrettanto tipica, nella proliferazione dei titoli. Questo libro nasce da una scommessa culturale rappresentata dalla nascita nel 1995 di POL.it, Psychiatry on line Italia, la prima rivista online di psichiatria in Italia strutturata e pensata per una

fruizione esclusivamente attraverso la rete. Il cammino di POL.it non è stato facile: guardata all’inizio con ironia dagli ambienti più tradizionali e dalle istituzioni, è cresciuta progressivamente nel tempo, passando da impresa quasi solitaria a frutto maturo di un gruppo di lavoro allargato e composito che ben rappresenta, anche nelle sue contraddizioni interne, le molte anime della psichiatria italiana. POL.it è un’iniziativa volontaria e no-profit di un gruppo di operatori della salute mentale che si sono dati una struttura editoriale professionale organizzando, attraverso la rete, una vera redazione online, che nulla ha da invidiare alle più tradizionali riviste cartacee, sia sul piano dell’impegno profuso sia sulla qualità dei contenuti proposti. POL.it è un laboratorio in continua evoluzione e al suo interno, dai dialoghi serrati che coinvolgono i membri della redazione sulla lista elettronica di lavoro, e negli incontri fisici, spesso emozionanti, per il passaggio dalla conoscenza virtuale a quella fisica di persone che hanno spesso discusso per mesi senza essersi mai viste nella realtà, è nata l’idea della realizzazione di questo volume che provasse a fare il punto su tematiche connesse alla nostra esperienza di psichiatri online. Abbiamo, di comune accordo, scelto la strada più difficile di non proporre l’ennesimo manuale d’uso della rete ad opera di una specifica classe d’utilizzatori, né di organizzare il testo attorno alla presentazione di ciò che la rete può offrire per un approfondimento culturale o informativo in ambito psichiatrico: esistono una marea di testi di tal fatta, esistono ottimi siti che offrono questo servizio con un aggiornamento più dinamico di quello offerto dalla necessaria "fissità" del libro inteso come manufatto cartaceo. La via scelta è stata un’altra che contiamo susciti interesse anche tra i lettori non specialistici ed è stata quella di reificare l’uso della rete all’interno della realtà psichiatrica italiana, coglierne e proporne le opportunità e le potenzialità di sviluppo, anche in considerazione del fatto che la comunicazione in ambito psichiatrico, essendo fondamentalmente "testuale", consente un uso valido degli strumenti della comunicazione mediata attraverso il computer senza la necessità di possedere attrezzature complesse e costose: un modem e un PC, neanche tanto supervitaminizzato, sono gli strumenti con cui un operatore della salute mentale o un cittadino interessato a queste tematiche può validamente entrare in rete, ottenendo le informazioni che gli interessano e, soprattutto, potendo dialogare e interagire. Non sembra casuale infatti che, tra tutte le branche e i saperi della medicina, proprio l’area psichiatrico-psicologica sia quella che ha in rete una presenza più significativa, sia come numero di siti sia come sviluppo di forum di discussione. Vorrei qui, in fase di presentazione del volume, proporre il percorso che abbiamo scelto, una sorta di guida alla lettura che chiarisca al lettore le scelte contenutistiche che stanno dietro al lavoro di redazione del testo che, è bene chiarirlo, non vuole proporsi come un’antologia di contributi slegati tra loro ma nasce da idee di fondo condivise, nell’ovvia differenziazione dei punti di vista di tutti gli autori che hanno partecipato all’impresa. Il libro si apre con una serie di contributi tesi a inquadrare il fenomeno della rete all’interno della realtà mutata dell’assistenza

psichiatrica italiana. Seguono diversi articoli dedicati al fenomeno molto dibattuto dell’uso della rete come strumento terapeutico con una particolare attenzione al fenomeno sempre più diffuso di proposte d’uso "psicoterapico" della comunicazione assistita da calcolatore, tema questo molto discusso anche all’interno del nostro gruppo di lavoro e affrontato qui in termini dialettici senza che siano proposte conclusioni definitive e definitorie. Il tema della dipendenza dall’uso di Internet e lo scottante argomento della perversione è il contenuto, doveroso mi sia consentito il dire, dei successivi capitoli, cui seguono contributi connessi all’uso della rete come strumento di aggiornamento permanente, di formazione culturale e di educazione sanitaria. A questo proposito non può essere sottaciuta la povera realtà italiana messa a

confronto con la dovizia di proposte culturali di qualità che ci arrivano dall’estero: la quasi totale assenza dell’Accademia sulla rete in Italia e gli scarsi investimenti che in questo ambito sono stati fatti, al di là delle dichiarazioni altisonanti di facciata, ci pongono in una posizione obiettivamente marginale rispetto all’evoluzione dell’Information Technology, costringendoci a subire, di fatto, una colonizzazione culturale che, più che connessa — a parere mio — alla mancanza di mezzi, è frutto di un’arretratezza nello sviluppo di una reale cultura della rete e dei vantaggi nel suo uso a livello istituzionale. Il volume si chiude con due contributi apparentemente dissonanti: un approfondimento epistemologico del fenomeno dell’uso in psichiatra della rete e una serie di FAQ (Frequently Asked Questions). Proprio qui si può cogliere il senso del nostro lavoro che, lungi dal volersi proporre come lettura riservata ai soli utilizzatori della rete, vorrebbe, ed è questa la nostra ambizione, presentare una panoramica di contenuti di interesse generale per chiunque sia interessato all’evoluzione della società e alle problematiche a essa connesse.

Quali psichiatri, proponiamo qui una lettura limitata come ambito ma non limitante come prospettiva, un po’ come ci è successo di fare con POL.it, la nostra rivista online, che vorremmo divenisse sempre più un punto di riferimento nell’area della psichiatria in Italia, per la gente e per le persone, non solo per gli addetti ai lavori. La psichiatria, spesso considerata la parente povera dell’assistenza, con una dotazione di mezzi e strutture altrettanto spesso insufficienti rispetto alle reali necessità, riveste trasversalmente un’importanza centrale nella buona gestione del welfare. Speriamo con questo libro di poter contribuire, altrettanto trasversalmente, a una maggior comprensione di fenomeni che per quanto nascenti e spesso poco compresi, faranno certamente parte del nostro futuro. Il tempo è galantuomo e l’interesse e l’attenzione che gli ambienti più tradizionali e le istituzioni cominciano a dare al nostro lavoro online sono la testimonianza concreta che la via scelta era quella giusta e al tempo stesso ci confortano nella convinzione di andare avanti in un progetto culturale e di comunicazione di cui questo libro vuol essere non già il suggello ma una tessera inserita in un work in progress, che vede gli autori e i lettori uniti, speriamo, nel desiderio di comprendere e approfondire tematiche complesse e aperte a ulteriori sviluppi, dal punto di vista sia della revisione critica sia dell’estrinsecazione nella prassi. Anche in quest’epoca di multimedialità e di virtualità postmoderna un libro resta un libro, qualunque sia il supporto che lo veicola, non troviamo contraddittorio pertanto aver scelto la strada di fermare su carta una serie di meditazioni derivanti dal nostro essere operatori della psichiatria e, al tempo stesso, utilizzatori evoluti di questo nuovo strumento del comunicare. Diciamo semmai che, riconoscendo alla rete la sua intrinseca dialetticità e la sua altrettanto intrinseca problematicità, ci auguriamo di incontrare i nostri lettori sulle pagine

online della nostra rivista e di poter aprire con loro un confronto costruttivo e foriero di ulteriori sviluppi. Come dice Benedict Anderson, è sui documenti condivisi che si costruisce una vera comunità, immaginata, introiettata e pertanto vissuta come vera al di là del contatto fisico tra i suoi membri: ecco, nel momento in cui, con gran felicità e dopo molta fatica, licenzio questo libro e lo propongo all’attenzione del mondo dei lettori, con gli amici che, con me, hanno lavorato a questo progetto mi auguro che esso possa divenire per tutti, noi che lo abbiamo scritto, voi che lo state leggendo, un piccolo patrimonio socializzato e socializzante su cui costruire percorsi, confronti, dibattiti e soprattutto incontri che, virtuali o reali che siano, ci aiutino concretamente e reciprocamente a crescere nella comprensione di un fenomeno, quello dell’avvento della società dell’informazione, che è davanti ai nostri occhi, con il quale, volenti o nolenti, tutti dobbiamo fare i conti, di fronte al quale l’atteggiamento più pericoloso è quello della passività inconsapevole, cui, nello specifico che abbiamo scelto come ambito di trattazione, vorremmo con questo libro contribuire a ovviare.

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FRANCESCO BOLLORINO

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