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Abstracts dalla letteratura internazionale di Rosangela Caruso

Nelson E, While D Children’ s Adjustment During the First Year of a Parent’s Cancer Diagnosis Journal of Psychosocial Oncology, 2002; 20(1): 15-36

ABSTRACT. Questo studio esamina l’adattamento psicosociale di 80 bambini in età scolare (dagli 8 ai 16 anni) durante il primo anno dalla diagnosi di cancro ad un genitore. Basandosi su un modello cognitivo di stess e coping, gli obiettivi erano quelli di valutare la variabilità, all’interno del gruppo, delle risposte dei bambini e di identificare i fattori di maggiore associazione con un buono od un cattivo adattamento. Sono stati usati metodi misti di raccolta dati (misure standardizzate ed interviste semi-strutturate) per facilitare una valutazione più sensibile ed affidabile delle esperienze dei bambini. Lo studio si è dimostrato innovativo nella triangolazione delle fonti di misurazione dei risultati, ovvero di dati riportati dalle persone stesse, insieme alle considerazioni dei genitori e degli insegnanti. In seguito ad analisi a variabili multiple, i due principali fattori di rischio, che si sono dimostrati in associazione indipendente con uno basso grado di adattamento nei bambini, sono stati una scarsa autostima (p=0. 002) e uno scarso adattamento da parte del genitore malato di cancro (p=0. 01). .(© 2002 bv The Haworth Press, Inc. All rights reserved. Website: http://www.HaworthPress.com)

 

Respini D., Cafiso R., Bollina R., Tralongo P.: Correlazione tra la depressione e la fatigue in pazienti oncologici anziani. Giornale Italiano di Psico-Oncologia, 2002; 4: 63-65

La depressione e la fatigue rappresentano un’esperienza comune nei pazienti affetti da cancro. Il nostro studio dimostra che la depressione è correlata significativamente con l’incidenza Sì (p <0.0007, Rho 95% confidence limits 0.21 : 0.76) e la gravità della fatigue (p< 0.0001, Rho confidence limits 0.27 : 0.82). Le donne hanno mostrato maggiore presenza nella fatigue (95%). Questi dati ci spingono a concludere che sono necessari interventi per controllare lo stato depressivo e per ridurre la fatigue al fine di migliorare la qualità di vita del paziente. (Copyright © 2002 Il Pensiero Scientifico, www.pensiero.it)

 

Ptacek JT, Pierce GR, Ptacek JJ. The Social Context of Coping with Prostate Cancer

Journal of Psychosocial Oncology, 2002; 20(1): 61-80

ABSTRACT. Questo studio ha esplorato i collegamenti tra coping e conseguenze psicologiche tra 57 pazienti sopravvissuti al carcinoma della prostata, trattati con terapia radiante. Le analisi hanno rivelato che l’associazione fra l’adattamento e due dati, stress psichico e soddisfazione coniugale, dipendeva dal contesto di supporto nel quale i pazienti vivevano. Sono state osservate associazioni dirette fra il grado di supporto percepito e l’uso di strategie focalizzate sul problema e di ricerca d’aiuto, mentre associazioni inverse emergono con il senso di colpa, il pensiero superstizioso e l’ esitamento. L’associazione fra ricerca di aiuto e soddisfazione coniugale era forte e positiva per uomini con un’alta percezione di ricevere supporto, ma piuttosto debole e negativa per uomini con una bassa percezione di supporto. Allo stesso modo, una correlazione altamente positiva è emersa fra il pensiero superstizioso e la mancanza di soddisfazione coniugale per pazienti con bassa percezione di supporto, ma una debole correlazione negativa è stata osservata fra queste variabili in pazienti con alta percezione di supporto.(© 2002 bv The Haworth Press, Inc. All rights reserved. Website: http://www.HaworthPress.com)

 

Scarponi D., Brunori L., Berni B., Pession A., Paolucci G.: Valutazione psicologica delle donatrici di cellule staminali cordonali in oncoematologia pediatrica. Giornale Italiano di Psico-Oncologia, 2002; 4: 72-78

La donazione di cellule staminali emopoietiche da familiare è uno dei fenomeni più complessi nelle famiglie con un paziente pediatrico affetto da malattie oncoematologiche.

I risvolti psicologici ed etici della donazione da anni coinvolgono gli operatori nel senso di tutelare non solo il ricevente, ma anche il donatore, soprattutto quando questi è un minore. Nel caso della donazione di cordone il neonato rischia di essere addirittura programmato dalla famiglia per far fronte ad una emergenza terapeutica del paziente. (Copyright © 2002 Il Pensiero Scientifico, www.pensiero.it)

 

Targ EF, Levine EG.The efficacy of a mind-body-spirit group for women with breast cancer: a randomized controlled trial. Gen Hosp Psychiatry 2002 Jul-Aug;24(4):238-48

ABSTRACT. Un numero sempre crescente di donne con cancro al seno, cerca alternative al gruppo d’aiuto standard nel percorso di adattamento alla malattia. Questo studio esamina i risultati ottenuti da 181 donne con carcinoma della mammella , raccolte a random da un gruppo d’aiuto standard di 12 settimane e da un intervento di supporto di medicina alternativa e complementare (CAM), durato anch’esso 12 settimane. Alle partecipanti al gruppo CAM è stato insegnato l’uso della meditazione, dell’auto-affermazione, dell’immaginazione e di rituali. Il gruppo standard combinava l’approccio cognitivo-comportamentale alla condivisione ed al supporto di gruppo. Si è trovato che entrambi gli interventi erano associati con un miglioramento della qualità della vita (CAM; P=0. 008; Standard, P=0. 006), con una riduzione della entità della depressione, (CAM, P=0. 004; Standard, P= 0.02), dell’ansia (CAM, P=0. 0003; Standard, P=0.02), e miglioramento del "benessere spirituale"(CAM, P=0. 002; Standard, P= 0.003). Solo il gruppo CAM ha mostrato miglioramenti nel grado di integrazione spirituale (P=0. 001) che era comunque significativo tra i due gruppi (P=0.003). Il gruppo standard era associato con una diminuzione della confusione (P=0. 01) e del senso di impotenza e di disperazione (P=0.01), mentre il gruppo CAM era associato con diminuzione dell’evitamento (P=0.01). Nessuno di questi ultimi cambiamenti erano significativi fra i due gruppi. Pertanto, è stata notata un’alta correlazione fra I risultati relativi alla qualità della vita, all’umore ed all’integrazione spirituale. Alla fine dell’intervento, il gruppo CAM mostrava una maggiore soddisfazione (P=0. 006) ed un minor numero di abbandoni (P=0. 006) rispetto al gruppo standard. I migliori risultati nella qualità della vita nel gruppo CAM erano associati con un minore spirito di ribellione iniziale(r=-39, P=0. 001). Nessun fattore di base ha lasciato prevedere migliori risultati nel gruppo standard. In conclusione, lo studio ha rilevato una equivalenza nella maggior parte dei risultati ottenuti dai due diversi tipi di intervento. (Copyright © 2002 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Blank K, Robison J, Prigerson H, Schwartz HI.Instability of attitudes about euthanasia and physician assisted suicide in depressed older hospitalized patients. Gen Hosp Psychiatry 2001 Nov-Dec;23(6):326-32

ABSTRACT. L’obiettivo di questo studio era di esaminare l’interesse dei malati non terminali anziani ospedalizzati, verso l’eutanasia ed il suicidio assistito (physician assisted suicide, PAS), e di determinare la stabilità di tale interesse nel tempo. I pazienti, di 60 o più anni di età (n=158), compresi sia in un campione di pazienti depressi, sia in un campione-controllo, sono stati sottoposti ad un’ intervista strutturata, che valutava il loro interesse sull’ eutanasia ed il suicidio assistito, nel caso di una serie di ipotetici scenari. Un sostanziale parte dei pazienti sottoposti al test (variabile dal 13.3% al 42%, in relazione allo scenario), esprimevano una accettazione ipotetica dell’eutanasia e del suicidio assistito. Dopo sei mesi, un subset di pazienti cambiava opinione sull’eutanasia ed il PAS (8%-26%, in relazione allo scenario), più spesso passando da un’iniziale accettazione ad un successivo rifiuto. I pazienti depressi ospedalizzati interessati al PAS come mezzo per porre fine alla loro attuale (non terminale) condizione, erano i più inclini in assoluto ad esprimere opinioni instabili, che mutavano sei mesi più tardi. Altre correlazioni di instabilità, in scenari specifici, includevano il fatto di essere di sesso maschile, l’aver sperimentato sofferenze di tipo maggiore, uno stato di salute soggettivo più scarso ed un carente supporto pratico. Poiché l’azione dell’eutanasia e del suicidio assistito è irreversibile, risultati di instabilità hanno importanti implicazioni sia dal punto di vista clinico che da quello legislativo. (Copyright © 2001 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Muccini M., Pittureri C., Papi M., Buda P., Fabbri P., Nicolini M., Gianni L., Tassinari D., Pasquini E., Ravaioli A.: Un nuovo strumento di valutazione della qualità della vita del paziente oncologico. Giornale Italiano di Psico-Oncologia, 2002; 4: 66-71

Presso la divisione di Oncologia dell’Ospedale "Infermi" di Rimini e "Cervesi" di Cattolica è stato condotto uno studio finalizzato a valutare l'applicabilità di un questionario cognitivo comportamentale, il Cognitive Behavioural Assessment Forma Hospital (CBA-H), verificandone la versatilità ed affidabilità in pazienti con malattia neoplastica al fine di indagare la relazione tra il comportamento cognitivo e la malattia oncologica. Il questionario è stato distribuito a 100 pazienti, 41 maschi e 59 femmine, di cui 28 in terapia adiuvante e 72 in terapia palliativa. Lo strumento usato è composto da un test autosomministrabile, contenente 152 item dicotomici suddivisi in quattro schede che indagano variabili psicologiche come ansia, paura, depressione (scheda A); benessere fisico e psicosociale, stress e malessere (scheda B); stabilità emotiva, introversione/estroversione, competitività, instabilità sociale, ostilità (scheda C); supporto sociale, relazioni affettive, attività sessuale, attività lavorativa, eventi stressanti, comportamento fumatorio, abitudini alimentari, sonno, attività fisica e precedenti disturbi psichici (scheda D). I risultati preliminari dimostrano l'applicabilità di questo nuovo strumento anche nei pazienti neoplastici; il CBA-H, pertanto, si configura come un valido strumento per l'integrazione tra le conoscenze psicologiche e mediche. (Copyright © 2002 Il Pensiero Scientifico, www.pensiero.it)

 

Baider L, Peretz T, Hadani PE, Koch U Psychological intervention in cancer patients: a randomized study. Gen Hosp Psychiatry 2001 Sep-Oct;23(5):272-7

ABSTRACT. Abbiamo esaminato gli effetti a breve termine di un intervento comportamentale sullo stress psichico di pazienti cui era stato recentemente diagnosticato un carcinoma localizzato, trattati all’ Hadassah University Hospital. Tutti i 116 pazienti che incontravano i criteri di inclusione (49 uomini e 67 donne) sono stati suddivisi randomicamente in un gruppo di intervento ed in un gruppo-controllo, con un rapporto di 3:1. L’intervento scelto era di Rilassamento Muscolare Progressivo con immaginazione guidata, finalizzato a migliorare lo stress psicologico ed aumentare il senso di controllo interno del paziente. Sono stati usati il "Brief Symptom Inventory" (BSI) e l’ "Impact of Events Scale" (IES) per valutare lo stress psicologico nel primo mese dalla diagnosi, tre mesi dopo (breve tempo prima dell’inizio dell’intervento), e sei mesi dopo la fine dell’intervento. Alla valutazione finale, l’effetto dell’intervento comportamentale è stato positivo. L’effetto è stato relativamente modesto, ma statisticamente significativo, quando valutato in termini dell’Indice Globale di Severità (GSI) (una diminuzione di 2.3 punti del GSI nel gruppo di trattamento, comparato ad un aumento di1. 2 punti del GSI nel gruppo-controllo.P=0. 005) Malgrado questi risultati moderatamente positivi, si ritiene che si potrebbero ottenere effetti più significativi se i pazienti fossero prima sottoposti ad uno screening per il distress psicologico, per escludere quei pazienti con un basso livello di stress, tale da non giustificare l’intervento e, solo in seguito, si effettuasse la randomizzazione per la partecipazione allo studio. (Copyright © 2001 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Hosaka T, Sugiyama Y, Hirai K, Okuyama T, Sugawara Y, Nakamura Y. Effects of a modified group intervention with early-stage breast cancer patients. Gen Hosp Psychiatry 2001 May-Jun;23(3):145-51

Lo scopo di questo studio era di esaminare l’efficacia clinica di un programma di intervento psichiatrico consistente in interventi strutturati di cinque sedute settimanali e tre incontri di gruppo addizionali ogni due mesi. Gli studi precedenti hanno evidenziato che un programma di cinque sedute settimanali era efficace nel ridurre il discomfort psicologico in pazienti giapponesi con carcinoma della mammella e che l’efficacia persisteva per sei mesi in pazienti che non presentavano metastasi linfonodali o disturbi disadattivi. Dal momento che questo programma in cinque sedute settimanali non presentava effetti durevoli in pazienti con metastasi e/o disturbi disadattivi, sono stati aggiunti 3 incontri di gruppo addizionali dopo il completamento del programma. Un totale di 43 pazienti con carcinoma mammario ha completato l’intero programma.

I punteggi del "Profile of Mood States" (POMS) sono stati messi a confronto prima, immediatamente dopo le 5 sedute settimanali, immediatamente dopo i 3 interventi aggiuntivi, e 6 mesi dopo il completamento del programma. Come analizzato dal punteggio POMS, l’efficacia clinica di un programma di terapia di gruppo strutturata è persistita per 6 mesi anche per le pazienti con metastasi linfonodali e/o disturbi disadattivi. I risultati del presente studio suggeriscono che il programma di 5 sedute settimanali era sufficiente per le pazienti che non presentavano metastasi o comportamento disadattivo. Al contrario, questo programma da solo non era sufficiente per pazienti con tali complicanze. Per queste pazienti, un nuovo programma basato su 5 interventi strutturati settimanali e 3 incontri di gruppo addizionali ogni due mesi, si dimostrava efficace e sufficiente. (Copyright © 2001 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Lloyd-Williams M, Friedman T, Rudd N.An analysis of the validity of the Hospital Anxiety and Depression scale as a screening tool in patients with advanced metastatic cancer. J Pain Symptom Manage 2001 Dec;22(6):990-6

ABSTRACT. La depressione è difficile da diagnosticare nel paziente con patologia terminale. Come risultato, essa frequentemente non viene trattata. Questo può avere un effetto avverso sulla qualità della vita e rende più difficile il trattamento palliativo dei sintomi. Nello sforzo di migliorare il riconoscimento della depressione molte equipes di cura palliativa usano la scala "Hospital Anxiety and Depression" (HAD) come strumento di screening. La HAD è stata messa a punto per essere usata nell’ambito della medicina generale, e non ha ricevuto convalida per pazienti sottoposti a terapia palliativa. Cento pazienti che hanno ricevuto una terapia palliativa con una prognosi stimata di 6 mesi o meno, sono stati invitati a completare il test HAD ed un’intervista psichiatrica semi-strutturata, il "Present State Examination". Le sottoscale dell’ HAD su ansia e Depressione mostravano scarsa efficacia ai fini dello screening quando usate da sole. La soglia ottimale era ad un cut-off combinato di 19, che aveva una sensibilità del 68% ed una specificità del 67%. Il rilevamento principale dell’HAD è l’ anedonia, che può essere presente alla fine della vita a causa dell’aggravamento delle condizioni fisiche e non essere patognomonica di depressione per questo particolare gruppo di pazienti. Si consiglia pertanto, che se l’HAD è usato come strumento di screening nella terapia palliativa, lo si usi come scala di valutazione combinata, ma la bassa sensibilità e specificità possono determinare una scarsa efficacia dell’HAD come strumento di screening. (Copyright © 2001 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Duglio E., Crotti N.: La gestione della malattia cancro all’interno del sistema familiare: come parlare ai bambini. Giornale Italiano di Psico-Oncologia, 2002; 4: 79-84

Scopo dell’articolo è quello di illustrare le modalità di funzionamento del sistema famiglia quando si trova ad affrontare una malattia dolorosa quale è il cancro. Viene presentata una analisi della letteratura internazionale che ha come argomento la comunicazione di malattia a bambini in cui uno dei due genitori si ammala.

All’interno del panorama italiano, viene illustrata l’esperienza del gruppo di lavoro del Progetto Condividere che ha creato un piccolo libro intitolato "Una famiglia come la tua". Il racconto parla di una famiglia in cui si ammala la madre di due bambini piccoli. Viene illustrato il percorso di malattia dal punto di vista della figlia più grande e vengono forniti alcuni suggerimenti su come comunicare con i bambini e su come favorire l’espressione di domande, paure e preoccupazioni. (Copyright © 2002 Il Pensiero Scientifico, www.pensiero.it)

 

Tasaki K, Maskarinec G, Shumay DM, Tatsumura Y, Kakai H Communication between physicians and cancer patients about complementary and alternative medicine: exploring patients' perspectives. Psychooncology 2002 May-Jun;11(3):212-20

Lo scopo di questo documento è di identificare le barriere comunicative esistenti fra medici e pazienti con patologia neoplastica riguardo alla medicina complementare ed alternativa (CAM), dal punto di vista dei pazienti. Di fronte alla recente popolarità dell’utilizzo della CAM fra i pazienti malati di cancro, la mancanza di comunicazione è un problema rilevante. Un buon numero di terapie CAM può interferire con i trattamenti convenzionali e così avere un impatto negativo sul benessere dei pazienti e sulla loro aspettativa di vita. Inoltre, la mancanza di comunicazione è problematica nel contesto terapeutico, poiché lo sviluppo di un rapporto di apertura e di fiducia fra medici e pazienti è strettamente dipendente da un’efficace comunicazione interpersonale. Abbiamo condotto delle interviste semi-strutturate a 143 pazienti con patologia neoplastica per esplorare la loro esperienza con la CAM. Attraverso un metodo di ricerca qualitativo, abbiamo esaminato i dati provenienti dalle interviste a 93 pazienti che avevano fatto ricorso alla CAM, che hanno fornito informazioni sufficienti riguardo alla comunicazione. Come risultato, sono emersi tre elementi che descrivevano gli ostacoli di una comunicazione non efficace dal punto di vista del paziente: l’indifferenza del medico, o la sua opposizione all’uso della CAM, un’enfasi eccessiva da parte del medico sull’evidenza scientifica, o l’attesa, da parte del paziente, di un responso negativo del medico. Il miglioramento della formazione sulla CAM e regolari valutazioni circa l’uso di questa, possono aiutare il medico ad essere più consapevole del ricorso alla CAM da parte del paziente. In conseguenza di ciò, i medici possono fornire ai pazienti informazioni sui rischi ed i benefici della CAM, ed indicare gli stessi ad altri servizi che vengano incontro ai loro bisogni non soddisfatti. Data la differenza tra i convincimenti epistemologici sul cancro ed il trattamento di esso, la sfida è quella di trovare un terreno comune per una discussione aperta, nella quale i medici considerino che l’evidenza scientifica non è tutto ciò che conta nella vita di un individuo che sta affrontando una grave patologia. (Traduzione autorizzata dalla Edizione di lingua Inglese di Psycho-Oncology, J. Holland and M. Watson, Eds pubblicato da John Wiley & Sons Ltd. Psycho-Oncology home page:http://www.interscience.wiley.com/jpages/1057-9249/ Copyright 2002 John Wiley & Sons, Ltd.http://www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/93521158/START

 

Little M, Paul K, Jordens CF, Sayers EJ. Survivorship and discourses of identity Psychooncology 2002 Mar-Apr;11(2):170-8

ABSTRACT. L’identità personale è di per sè importante per tutti noi. L’identità è materia filosoficamente complessa, ma c’è un qualche accordo circa il fatto che la memoria, l’individualità corporea e la continuità sono componenti essenziali. Il senso della memoria include "la memoria del futuro", il genere di memoria che vorremmo costruirci di noi stessi al procedere della nostra vita. Mentre il senso di identità personale è interno all’individuo, il senso dell’identità di quella persona è presente nella mente degli altri. Le esperienze estreme minacciano l’elemento della continuità, perché possono apportare trasformazioni fisiche e cognitive, che costituiscono una sfida per i nostri valori centrali. Ripristinare o conservare la continuità è un obiettivo principale per chi sopravvive. Le modalità in cui le persone sperimentano la discontinuità a causa del cancro, ed i modi in cui essi affrontano questa esperienza emergono dalla narrativa dei sopravvissuti al cancro ed in quella di chi opera nel campo della salute e si occupa di loro. Le persone affrontano la discontinuità facendo riferimento a "punti-ancora" stabili nelle loro convinzioni e nei loro valori; ricostruendo versioni della loro identità precedente all’attuale esperienza, ricorrendo alla memoria del passato e trovando modi per preservare una continuità fra memoria del passato, esperienza presente e costruzione del futuro, usando la propria esperienza per sviluppare sfaccettature già presenti della personalità; riempiendo questa esperienza di significato e riconoscendo la più ampia identità resa possibile dell’essere sopravvissuti. Coloro che non riescono a raggiungere un senso di continuità possono sentirsi alienati da se stessi, gli amici ed i familiari. Tutti questi metodi di adattamento possono essere usati da una sola persona per negoziare la propria identità post-esperienza nelle sue diverse interazioni sociali. L’esperienza di chi sopravvive può essere meglio compresa se si riconosce la sfida posta da un’esperienza estrema al senso di continuità sia del corpo che della memoria. Una trattazione soddisfacente sulla sopravvivenza deve ancora entrare a far parte del dominio pubblico. Questa mancanza si aggiunge al peso da portare da chi è sopravvissuto, incluso chi è sopravvissuto al cancro. (Traduzione autorizzata dalla Edizione di lingua Inglese di Psycho-Oncology, J. Holland and M. Watson, Eds, pubblicato da John Wiley & Sons Ltd. Psycho-Oncology. Copyright 2002 John Wiley & Sons, Ltd

home page: http://www.interscience.wiley.com/jpages/1057-9249/.

http://www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/91015523/START

 

Stanton AL, Danoff-Burg S, Huggins ME.The first year after breast cancer diagnosis: hope and coping strategies as predictors of adjustment. Psychooncology 2002 Mar-Apr;11(2):93-102

Data la pronunciata variabilità individuale nell’ adattamento psicologico al carcinoma della mammella, è importante specificare I fattori che contribuiscono ad esso. Questo studio longitudinale su 70 donne con cancro al primo o secondo stadio, ha testato l’abilità delle strategie di coping situazione-specifiche ed un più stabile strumento, la speranza, per predire l’adattamento in prospettiva dal momento immediatamente successivo alla diagnosi,nel corso di tutto il primo anno. In accordo con studi precedenti, il coping attraverso l’accettazione attiva della diagnosi lascia prevedere un più positivo adattamento nel tempo, mentre un coping orientato all’evitamento è indice di un maggiore timore di ricadute, al di là dell’età dei partecipanti e dello stato iniziale rispetto a variabili dipendenti. L’ipotesi che un coping che avviene attraverso il ricorso alla religione sia più efficace per le donne con minore fiducia è stata supportata, ed un supporto è emerso per l’ipotesi che strategie di coping orientate all’ avvicinamento darebbero maggiori benefici dal punto di vista dell’adattamento per donne con un alto livello di speranza. Questi risultati suggeriscono che fattori di rischio e fattori protettivi per l’adattamento nel primo anno di sopravvivenza possono essere identificati anche prima di stabilire il tipo di intervento chirurgico per il cancro al seno, particolarmente quando entrambe le caratteristiche, quali la speranza e le strategie di coping situazione-specifiche sono considerate.

(Traduzione autorizzata dalla Edizione di lingua Inglese di Psycho-Oncology, J. Holland and M. Watson, Eds, pubblicato da John Wiley & Sons Ltd. Psycho-Oncology. Copyright 2002 John Wiley & Sons, Ltd. home page: http://www.interscience.wiley.com/jpages/1057-9249/. http://www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/91015383/START)

 

Mager WM, Andrykowski MA Communication in the cancer 'bad news' consultation: patient perceptions and psychological adjustment. Psychooncology 2002 Jan-Feb;11(1):35-46

ABSTRACT. Lo scopo di questo studio era di esplorare I rapporti fra l’esperienze di pazienti sopravvissute al cancro al seno durante la consultazione diagnostica ed il loro conseguente adattamento psicologico a lungo termine . Sessanta donne (età media = 53 anni) cui è stato diagnosticato un carcinoma locale o regionale (stadio 0-IIIA), una media di 28 mesi prima erano state intervistate al telefono. Le misurazioni includono:il "Cancer Diagnostic Interview Scale", la "Anxiety subscale" della "Hospital Anxiety and Depression Scale", la Checklist del disturbo post-traumatico da stress-versione civile, la "Depression Scale" del Centro per gli Studi Epidemiologici e domande ad hoc riguardanti la memoria e la soddisfazione avute dalla consultazione diagnostica. Dopo un controllo di variabili demografiche cliniche, le tre sottoscale CDIS hanno dato come risultato il 12% di varianza nei punteggi PCL-C (F variazione = 3.46 , p<0.05). La sottoscala CDIS-Caring era un indicatore significativo nel modello di regressione best-fit per ognuno dei 3 indici di stress a lungo termine ( B’s>-0. 23 , p<0.05). Al contrario, la sottoscala CDIS-Competence non era un indicatore significativo di nessuno dei modelli. Inoltre, la soddisfazione delle pazienti riguardo il comportamento del medico durante la consultazione diagnostica non era correlata a nessuna delle misure di adattamento (r’s<-0.10, p’s>0.50). Questi risultati suggeriscono che la percezione delle pazienti delle capacità interpersonali del medico durante la consultazione diagnostica sono associate con il successivo adattamento psicologico.

(Traduzione autorizzata dalla Edizione di lingua Inglese di Psycho-Oncology, J. Holland and M. Watson, Eds, pubblicato da John Wiley & Sons Ltd. Psycho-Oncology. Copyright 2002 John Wiley & Sons, Ltd. home page: http://www.interscience.wiley.com/jpages/1057-9249/ http://www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/89016827/START)

 

Kurtz ME, Kurtz JC, Stommel M, Given CW, Given B Predictors of depressive symptomatology of geriatric patients with lung cancer-a longitudinal analysis. Psychooncology 2002 Jan-Feb;11(1):12-22

BACKGROUND: Il carcinoma polmonare è un problema medico di grande rilievo in tutto il mondo. È la più frequente causa di morte legata al cancro in uomini e donne negli USA, con un livello di sopravvivenza a 5 anni del solo 14%. È stato ipotizzato che variabili come il funzionamento fisico e sociale, la sintomatologia cancro-correlata, le condizioni di comorbidità, il tipo cellulare, ed il trattamento sono validi indicatori della risposta psicologica alla diagnosi di cancro al polmone. METODI: come parte di un più ampio studio longitudinale, 211 pazienti, di 65 o più anni, con diagnosi di cancro al polmone, sono stati reclutati da 23 siti in uno stato del centro-ovest. Misurazioni ripetute delle tecniche di varianza sono state usate per analizzare come l’età, il sesso, le condizioni di comorbidità, il funzionamento fisico, quello sociale, ed il trattamento lasciavano prevedere la sintomatologia depressiva a quattro valutazioni nel primo anno successivo alla diagnosi. RISULTATI: Funzionamento sociale (p<0.0001), severità dei sintomi (p<0.0001) e terapia radiante (p=0.017) erano indicatori significativi di una sintomatologia depressiva con più sintomi ed un più ristretto funzionamento sociale corrispondenti generalmente a più alti livelli di depressione. I pazienti che non hanno ricevuto la terapia radiante erano più depressi rispetto a quelli che avevano ricevuto il trattamento 40gg prima dell’intervista. CONCLUSIONI: Ad un livello clinico di cura del paziente questi risultati suggeriscono la necessità di una precoce identificazione delle difficoltà psicosociali, un piano individualizzato di trattamento dei sintomi e l’applicazione di altri interventi, come la comunicazione di informazioni, la rassicurazione e l’indicazione ad altre risorse.

(Traduzione autorizzata dalla Edizione di lingua Inglese di Psycho-Oncology, J. Holland and M. Watson, Eds, pubblicato da John Wiley & Sons Ltd. Psycho-Oncology. Copyright 2002 John Wiley & Sons, Ltd. home page: http://www.interscience.wiley.com/jpages/1057-9249/ http://www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/89016820/START)

 

Luebbert K, Dahme B, Hasenbring M.The effectiveness of relaxation training in reducing treatment-related symptoms and improving emotional adjustment in acute non-surgical cancer treatment: a meta-analytical review. Psychooncology 2001 Nov-Dec;10(6):490-502

I pazienti con patologie neoplastiche devono affrontare diversi effetti collaterali ed uno stress psicologico durante il trattamento, che ha un impatto sostanziale nella loro qualità della vita. Tra gli interventi psicosociali volti a ridurre gli effetti collaterali legati al trattamento, il rilassamento e l’immaginazione sono stati i più esaminati nei trials controllati. In questo studio, metodi meta-analitici sono stati usati per sintetizzare studi di intervento e controllo randomizzati già pubblicati, con lo scopo di migliorare i sintomi correlati al trattamento e l’adattamento emotivo attraverso l’educazione al rilassamento. E’stato calcolato il livello medio (media ponderata) dell’effetto su 12 categorie di sintomi, quelli correlati al trattamento( nausea, dolore, pressione arteriosa, pulsazioni) e l’adattamento emotivo(ansia, depressione, ostilità, tensione, affaticabilità, confusione, forza, umore generale). Effetti positivi significativi sono stati trovati rispetto ai sintomi correlati al trattamento. Il rilassamento ha anche provato di avere un importante effetto sulla depressione dovuta alle variabili dell’adattamento emotivo, sull’ansia e sull’ostilità. Inoltre, due studi indicano un significativo effetto del rilassamento nel ridurre la tensione e nel produrre un miglioramento del tono dell’umore. Le caratteristiche proprie dell’intervento di educazione al rilassamento, il tempo che il personale ha trascorso con il paziente (intensità dell’intervento) ed il programma seguito (offerto insieme o indipendentemente del trattamento medico) erano rilevanti per l’effetto del rilassamento sull’ansia. Gli interventi forniti in maniera indipendente dal trattamento medico, si mostravano più efficaci nei confronti della variabile ansia. Il rilassamento sembra essere ugualmente efficace per pazienti che sono sottoposti a differenti programmi terapeutici (chemioterapia, radioterapia, trapianto di midollo, ipertermia). Secondo questi risultati, l’educazione al rilassamento dovrebbe essere maggiormente diffusa nella routine clinica, per i pazienti con patologie neoplastiche nella fase intensiva del loro trattamento medico.

(Traduzione autorizzata dalla Edizione di lingua Inglese di Psycho-Oncology, J. Holland and M. Watson, Eds, pubblicato da John Wiley & Sons Ltd. Psycho-Oncology. Copyright 2001 John Wiley & Sons, Ltd. home page: http://www.interscience.wiley.com/jpages/1057-9249/ http://www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/86510542/START)

 

Sandin B, Chorot P, Valiente RM, Lostao L, Santed MA Adverse psychological effects in women attending a second-stage breast cancer screening. J Psychosom Res 2002 May;52(5):303-9

OBIETTIVO: Lo scopo di questo studio era di esaminare l’impatto emotivo e psicopatologico associato con uno screening di secondo stadio per carcinoma mammario.

METODI Abbiamo usato uno schema longitudinale a breve termine. Le interviste sono state condotte su 1195 donne di 45-65 anni di età in tre condizioni temporali (pre-mammografia, post-mammografia e follow-up). Tra le partecipanti erano comprese donne che si erano sottoposte ad un regolare controllo ed erano state richiamate per una ulteriore mammografia (per es.:uno screening del cancro di secondo stadio), e donne che non erano state richiamate. Le preoccupazioni affettivo-cognitive sul cancro (inquietudine, timore, senso di vulnerabilità) venivano misurate usando una scala Likert a tre punti. La psicopatologia veniva misurata tramite la checklist Hopkins, modificata (Scl-90-R).

RISULTATI:Le pazienti che si sottoponevano allo screening di secondo stadio mostravano livelli significativamente più alti di preoccupazione sul cancro, timori, e convinzioni, rispetto alle donne che si sottoponevano ad un controllo di routine, prima di ottenere i risultati della mammografia. Questo impatto affettivo-emozionale veniva velocemente meno e non era rilevante nei due mesi successivi alla mammografia. Nonostante il fatto che i livelli dei sintomi psicopatologici erano superiori nella fase precedente la mammografia, non c’erano differenze fra I due gruppi in questa misurazione.

CONCLUSIONI:Questi risultati supportano l’ipotesi che donne richiamate per un’ ulteriore mammografia tendono a sperimentare elevati livelli di stress affettivo-cognitivo, ma non sintomi psicopatologici. Inoltre, tali risultati non vanno a sostegno della previsione che questo impatto psicologico persista oltre il ricevimento di un risultato negativo. Vengono dati alcuni suggerimenti su come ridurre questi effetti collaterali psicologici. (Copyright © 2002 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

 

Hann D, Baker F, Denniston M, Gesme D, Reding D, Flynn T, Kennedy J, Kieltyka RL.The influence of social support on depressive symptoms in cancer patients: age and gender differences. J Psychosom Res 2002 May;52(5):279-83

OBIETTIVO: Il rapporto fra il supporto sociale e la sintomatologia depressiva nei pazienti con patologia neoplastica è ben stabilito, eppure l’estensione con cui le variabili del paziente influenzano questa relazione non sono ben conosciute. Lo scopo di questo studio era di esaminare se il rapporto fra supporto sociale e la severità dei sintomi depressivi varia con l’età ed il sesso dei pazienti. DESCRIZIONE DELLO STUDIO: Ad un campione di 342 pazienti ambulatoriali è stato somministrato un test di auto-misurazione di sintomi depressivi, adeguatezza del supporto ricevuto, soddisfazione circa l’andamento familiare, e la estensione della loro rete di supporto sociale. RISULTATI: Non ci sono state differenze rilevanti nei due sessi e nelle diverse età, nella relazione fra le variabili del supporto sociale ed i sintomi depressive. Benché non statisticamente significativa, un’ interessante differenza è emersa :una maggiore rete di supporto sociale era associate con depressione meno severa per le donne e per i pazienti più giovani, ma non per gli uomini o i pazienti più anziani. Per quanto riguarda l’intero campione, una maggiore adeguatezza del supporto sociale e maggiore soddisfazione nei confronti dell’andamento della famiglia, erano in relazione con una depressione meno grave. CONCLUSIONI: I risultati dello studio suggeriscono che gli interventi volti ad alleviare i sintomi della depressione nei pazienti con patologie neoplastiche possono essere descritti in considerazione delle caratteristiche demografiche come l’età ed il sesso per ottimizzare l’ impatto positivo sulla qualità della vita. (Copyright © 2002 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Trikas P, Vlachonikolis I, Samonis G, Askoxilakis I, Tsiftsis D, Koutsoubi K, Paritsis N.Low Psychopathology Scores in the Prognosis of Breast Cancer. a preliminary report. Psychother Psychosom 2002 May-Jun;71(3):162-7

BACKGROUND: I risultati di ricerche che studiano l’influenza della psicopatologia sulla progressione del cancro, non sono ancora chiari. Questo studio preliminare investiga la severità della psicopatologia valutata prima della biopsia in pazienti con un carcinoma invasivo della mammella (IBC) e la sua associazione con due risultati emersi dal follow-up: guarigione (alla prima recidiva) e tempi di sopravvivenza. METODO: La valutazione psichiatrica di 80 pazienti sotto i 70 anni è stata ottenuta attraverso un’intervista prima della biopsia. I criteri del DSM-IV sono stati usati per stabilire la diagnosi psichiatrica passata e attuale. Il programma per computer Present State Examination ( PSE)-Indice di Definizione (ID) (CATEGO), è stato usato per definire il punteggio PSE totale, clusters di sintomi psichiatrici (sindromi psichiatriche) e la severità clinica attuale (ID). L’influenza indipendente dei fattori prognostici biologici e delle variabili psichiatriche sulla prima recidiva o sul tempo di sopravvivenza, è stata testata usando il modello di regressione "Cox’s proportional hazards". RISULTATI. Dopo la biopsia 38 pazienti IBC sono stati seguiti per 3-8(1)/(3) anni. Durante questo periodo, 8 pazienti sono morti per IBC e 7 vivevano con patologia metastatica. Le analisi del test hanno mostrato che il diametro dei tumori e un basso ID erano indipendenti indicatori significativi di recidiva precoce, mentre i diametro del tumore, la negatività ai recettori dell’estrogeno e un basso ID erano indipendenti indicatori significativi di sopravvivenza. CONCLUSIONI: un basso livello di psicopatologie nella fase precedente la biopsia nei pazienti con IBC è un indicatore di recidiva precoce e breve sopravvivenza. (Copyright © 2002 S. Karger AG, Basel http://www.karger.com home page

http://content.karger.com/ProdukteDB/produkte.asp?Aktion=ShowAbstract&ProduktNr=223864&Ausgabe=228218&ArtikelNr=56284&ContentOnly=false)

 

Gillotti C, Thompson T, McNeilis K. Communicative competence in the delivery of bad news. Soc Sci Med 2002 Apr;54(7):1011-23

ABSTRACT. Basato sul modello Cegala e Waldron (Communication Studies 43 (1992) 105) sulle tecniche comunicative, il presente studio ha applicato lo schema di codificazione medico-paziente McNeilis (Health Communication 13 (2001) 5) a video di studenti di medicina al terzo anno che trasmettevano cattive notizie ad un paziente le cui caratteristiche sono state standardizzate. L’obiettivo dello studio era comprendere le specifiche strategie comunicative associate con la percezione di competenza durante la trasmissione di cattive notizie. Lo schema codificato valuta il Contenuto, i Segni di Compressione, le Interruzioni, il Supporto, e la Funzione del messaggio. Anche osservatori ignari hanno valutato il video, rispetto a diversi elementi, giudicando l’empatia e l’efficacia comunicativa. Una discussione non medica era il più comune tipo di contenuto, facevano seguito spiegazioni, affermazioni, e domande aperte. La somma delle funzioni ha indicato che dare l’informazione era il comportamento più comune. Chi riceveva i dati mostrava una considerazione pressoché neutra verso gli studenti, questi non erano in generale valutati molto positivamente, benché non suscitassero riprovazione.

Analisi di regressione indicavano numerosi comportamenti comunicativi specifici, associati con giudizi di competenza. Frasi che rientravano nella categoria del Contenuto Non-Specifico erano associate con percezioni più positive, mentre frasi relazionali, domande moderatamente chiuse, risposte sollecitate, espansioni, riformulazioni, affermazioni, spiegazioni, domande aperte, divagazioni, e dialoghi brevi, cosi come la verifica dell’informazione, il richiedere e il dare cattive notizie ( funzioni sommate), conduceva a percezioni più negative. I risultati indicano che la comunicazione di cattive notizie richiede strategie comunicative che differiscono da altri tipi di comunicazione medica. In attesa dei risultati di analisi future su questo argomento, si può consigliare agli operatori nel campo della salute di focalizzare una piccola parte della loro comunicazione nel richiedere le informazioni, nel darle e verificarle durante la comunicazione iniziale di cattive notizie, ma di conservare la maggior parte delle comunicazioni per un follow-up programmato breve tempo più tardi. (Copyright © 2002 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Bloom JR, Stewart SL, Johnston M, Banks P, Fobair P. Sources of support and the physical and mental well-being of young women with breast cancer. Soc Sci Med 2001 Dec;53(11):1513-24

ABSTRACT. Donne che subiscono lo stress della diagnosi e del trattamento del carcinoma mammario, attingono risorse dalla propria rete di amici e parenti. Tali risorse comprendono tanto il supporto emotivo, quanto quello di tipo pratico, come l’essere accompagnate ad un appuntamento medico. Il supporto emotivo previene gli effetti dello stress che queste pazienti affrontano, e migliora il loro benessere mentale. La possibilità di usufruire, piuttosto che la fruizione stessa, di supporti pratici è positivamente connesso al benessere fisico. Questa ipotesi sono testate su una cohorte basata sulla popolazione, di 336 donne statunitensi che avevano ricevuto la diagnosi di carcinoma della mammella e che erano state sottoposte a trattamento all’età di 50 anni o meno. Molte di esse sono sposate (65%), lavorano (75%), hanno figli a carico (63%), sono di razza bianca (70%), ed hanno subito una mastecomia (51%).I risultati delle analisi a variabili multiple indicano che, in accordo con le previsioni, fatte salve le variabili socio- demografiche e trattamento-correlate, l’estensione dei rapporti sociali era in relazione con un maggiore supporto emotivo e pratico, e che un maggiore supporto emotivo si correlava a migliori condizioni psichiche. Contrariamente alle previsioni, un maggiore ricorso alle risorse pratiche era correlato a meno buone condizioni fisiche. I risultati indicano l’importanza delle risorse sociali nel benessere che segue una patologia che comporta il rischio della vita. (Copyright © 2001 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

 

Takayama T, Yamazaki Y, Katsumata N Relationship between outpatients' perceptions of physicians' communication styles and patients' anxiety levels in a Japanese oncology setting. Soc Sci Med 2001 Nov;53(10):1335-50

Per patologie che comportano rischio di vita, come il cancro, che richiede un regime di trattamento a lungo termine, la comunicazione medico-paziente è particolarmente importante. Mentre è ormai accertato che più seria è la patologia, maggiore è la necessità di riconoscere l’ansia nel paziente, gli stili di comunicazione possono direttamente influenzare li livelli d’ansia del paziente. Lo scopo di questo studio era di esaminare la relazione fra la percezione, da parte di pazienti ambulatoriali, degli stili di comunicazione dei medici, e l’ansia degli stessi durante la visita oncologica. Il livello d’ansia del paziente è stato misurato con lo "State Trait Anxiety Inventory" prima e dopo la consultazione: La scala valutativa dello stile di comunicazione medica percepito dal paziente è stata sviluppata nel corso di questo studio: l’analisi delle risposte a questa scala ha dato come risultato 4 fattori - "di accettazione", "centrato sul paziente", "attento" e "facilitatorio" — dello stile di comunicazione del medico, ed ha spiegato il 63.7% della varianza statistica. La inter-correlazione dei dati generali della scala è stata dello 0.95. La soddisfazione dei pazienti nei confronti dell’incontro medico è stata anch’essa misurata per convalidare la scala dello stile comunicativo del medico. È stata osservata una moderata correlazione fra lo stile comunicativo ed il grado di soddisfazione, e ciò conferma la relazione fra una buona comunicazione e la soddisfazione che trae il paziente. In seguito alla consultazione, il livello di ansia del paziente cadeva di 5.0 +/- 1.5 punti (p<0.001), e lo stile comunicativo del medico mostrava in molti casi un collegamento con l’ansia post-consultazione. L’effetto della comunicazione sui livelli d’ansia che seguiva la consultazione era lieve fra I pazienti in uno stato avanzato di malattia. Inoltre, è stato dimostrato che I livelli d’ansia dopo la consultazione rimanevano bassi anche per quei pazienti con risultati sfavorevoli dell’esame medico, se avevano valutato alto lo stile di comunicazione del medico. Questo studio ha suggerito che lo stile comunicativo del medico non solo è importante al fine di ridurre l’ansia del paziente, ma anche perché potrebbe essere utile ad abbassare il grado di stress nel medico stesso durante la comunicazione di cattive notizie. (Copyright © 2001 bv Elsevier Science, All rights reserved. http://www.elsevier.com)

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