Vi fu un epoca remota in cui gli uomini non sapevano né leggere né scrivere.
A quei tempi, in ogni città, in ogni villaggio, ogni uomo aveva il compito specifico di ricordare qualche cosa e di tramandarne a gli altri la memoria: i cantastorie tramandavano le leggende, gli artigiani tramandavano i mestieri, gli scienziati la sapienza; c erano, poi, gli strilloni che diffondevano le notizie e i messi che trasmettevano i messaggi: insomma, una gran bella organizzazione.
Le cose erano un po più complicate per quanto riguardava la pubblica amministrazione e le faccende di anagrafe e tribunale: al problema si era ovviato selezionando persone, particolarmente dotate, che tenevano a mente i nomi, i confini, le proprietà e le malefatte di tutti e, a richiesta, sciorinavano, a viva voce, tutte le informazioni necessarie a un vivere civile.
Abitava, allora, in un grande paese affacciato sull Oceano, un giovane Principe.
La Natura tanto gli aveva dato in dono, ma una cosa gli aveva sottratto fin dalla nascita, un bene fondamentale ora e più ancora allora: la memoria.
Ogni mattina, al risveglio, il Gran Ciambellano doveva ricordargli pazientemente chi fosse, perché si trovasse in quel letto, perché abitasse quell immenso palazzo, perché possedesse quel Regno prospero e felice.
Ogni mattina, con la discreta compagnia di servi, incaricati di accudirlo ma, soprattutto, di badare che non si perdesse sulla strada del ritorno, il Principe usciva dalla sua Reggia di giada e avorio e si recava al suk.
Al suk, tra montagne di spezie variopinte e odorose, quarti di bue, pietre preziose, pozioni magiche, noci di cocco, tra formaggi cipolle frittelle sanguinacci uva avori verdure fichi profumi bevande oro argento unguenti angurie pesci insaccati pelli cotoni arance sete broccati legumi datteri pollame dolciumi banane porpore bottoni pagnotte limoni sementi uova stoviglie e tappeti, tra sfaccendati contadini mosche gendarmi cani chiromanti usurai topi massaie pecore mendicanti facchini calzolai armaioli cavalli biscazzieri falegnami galline imbroglioni eunuchi sarti astrologhi cartomanti turisti filatrici pastori ubriaconi guaritori, tra vacche cambiavalute nani cuochi schiavi barbieri pizzicagnoli maiali maniscalchi mangiafuoco giocatori pirati trippai mantenute zanzare mezzane, tra guitti stregoni azzeccagarbugli beduini gatti donnaioli satanisti curiosi attaccabrighe storpi marinai asini sicari falsari cerusici artigiani danzatrici del ventre dervisci ruotanti sofisti avventurieri poeti incantatori di serpenti borsaioli odalische gabellieri osti invertiti cammelli acrobati zufolatori affittacamere speziali e cavadenti, tra grida rauche di mercanti e mediatori e urla acute di bambini che si rincorrevano tra la folla, si davano appuntamento tutti i notabili del Regno, un po per controllare i commerci, un po per darsi un tono e ricevere l omaggio della gente.
Invariabilmente, ogni mattina, il nostro Principe, incontrando al suk la più bella delle bellissime figlie del suo Visir, cadeva innamorato, giurava eterna fedeltà e programmava la data del matrimonio, per poi tornare a casa dimentico di tutto, con un gran buco in fondo al cuore, a cui non riusciva a dare un nome.
"Ogni giorno, mio Signore, tu mi esterni il tuo amore e mi chiedi in sposa.
Ogni giorno, mio padre acconsente e io, che ho imparato a amarti, attendo con trepidazione la tua visita a casa mia.
Ogni sera, però, tu non ti presenti e la mattina dopo, ritrovandoci al suk, dichiari nuovamente il tuo amore, come se fosse la prima volta in vita tua che mi incontri. Questo comportamento è veramente molto strano, al punto che comincio a pensare che tu voglia prenderti gioco di me!" - gli disse un giorno, spazientita la bella figlia del Visir, circondata da damigelle velate e pettegole.
"Mia adorata, come puoi pensare ch io mi prenda gioco di te?
Il fatto è che sono senza memoria e alla sera, purtroppo, non ricordo più cosa ho fatto alla mattina. Il mio affetto però è sincero, lo puoi capire tu stessa dal momento che ogni volta che ti rincontro, cado ai tuoi piedi pazzo d amore.
Innamorarsi è la cosa più bella del mondo e a me capita ogni mattina, ma io maledico la mia mancanza di memoria, perché di te non voglio solamente innamorarmi, ma con te voglio anche vivere e invecchiare!".
"Temo che invecchieremo infatti , nell attesa che ti ricordi le promesse che ci scambiamo. Io sono molto paziente, ma ogni pazienza ha un limite." - gli rispose, con voce più sconsolata che irosa, la ragazza, scostando dal viso per un attimo il velo e mostrando al Principe l ovale triste e perfetto del suo viso .
"Stai tranquilla mia adorata: troverò il modo di risolvere definitivamente questo guaio! Fai uccidere il vitello grasso, prepara i datteri: domani ti sposo, stanne certa!".
Chi è nato in faccia al mare lo sa: le onde parlano una lingua antica come il mondo, basta sedersi e starle a ascoltare.
Per questo, chi è nato in faccia al mare, quando un cruccio o un problema gli avvelenano il cuore, va sulla spiaggia, al limite estremo della battigia, dove l acqua si confonde con la sabbia e lì, se si concentra, può trovare le risposte che cerca.
Il giovane Principe smemorato, con la punta della spada, cominciò a tracciare sulla sabbia i tratti del volto della sua amata e l onda, con le sue ultime propaggini di schiuma, cancellò il suo lavoro e, ogni volta che egli ridisegnava quel viso , implacabile l onda scompigliava e rendeva incomprensibili quei segni.
Questo dialogo tra l uomo e i flutti andò avanti per un pezzo, finché finalmente il Principe capì cosa il Mare voleva dirgli: si ritrasse di qualche passo dalla battigia e, di nuovo, disegnò il volto della sua promessa e questa volta nulla lo cancellò, fece ancora qualche passo indietro e di nuovo tracciò per terra i lineamenti della donna, senza che l onda li scompigliasse.
Come preso da furore il Principe imboccò, allora, la strada per casa, inseguito dai servitori trafelati, che tenevano sollevati sui fianchi i loro pantaloni con lo sbuffo, per star dietro alla sua corsa.
Quando avvertiva il pericolo di dimenticare nuovamente ogni cosa, tracciava per terra, sulla corteccia di un albero, con un graffio su un muro quei segni che gli permettevano di tenere dentro di sé quell immagine a lui così profondamente cara quanto per lui così facilmente evanescente.
Giunto, infine, a Palazzo, con un pezzo di carbone, disegnò sul muro quel viso tanto amato, accanto vi pose un cuore e accanto al cuore il proprio volto.
Ogni volta che aveva anche solo l impressione di dimenticare, di nuovo tracciava sulla parete quei tratti monitori e il sonno lo colse, ancora col carbone nella mano annerita, la guancia appoggiata all avambraccio, il corpo esausto steso su un divano, circondato da centinaia di disegni che, ormai tappezzavano tutti i muri e persino i soffitti della Reggia.
La mattina dopo, svegliandosi come ogni giorno immemore, guardando quei segni, per la prima volta in vita sua, con dolce meraviglia, ricordò.
Fu così che il Principe riuscì finalmente a sposare la più bella delle bellissime figlie del suo Visir e fu così ch egli per puro caso, o forse è meglio dire per vero amore, inventò la scrittura: da quel giorno infatti si diffuse tra gli uomini l uso di servirsi dei segni per rappresentare le cose e trasmetterle e ricordarle.
Col passare del tempo l umanità mise a frutto la sua intelligenza, per migliorare quel nuovo sistema di comunicazione: dai disegni si passò agli ideogrammi, dagli ideogrammi all alfabeto; parallelamente divenne più efficace e rapido il metodo di scrittura: dal legno carbonizzato all inchiostro, dalla penna d oca alla Mont Blanc.
Con le lettere dell alfabeto si possono fare tante cose: redigere atti, stendere contratti, vergare messaggi, scrivere trattati, lanciare invettive, comporre poesie o narrare storie come, a volte, capita a me di fare.