1 I. Nievo, Le confessioni di un italiano, Torino, Einaudi, 1942, p. 454. L'opera, pubblicata postuma, fu scritta nei mesi intercorsi tra la partecipazione alla II guerra d'indipendenza (maggio-giugno 1859) e la partenza, come vice-intendente, per la spedizione dei Mille (maggio 1860). L'anno seguente nel corso di un naufragio, il Nievo, a 30 anni, morì.
2 Ibidem, p. 453; poco prima l'Altovíti aveva dichiarato: "odiavo l'aristocrazia e speravo dal suo sterminio il trionfo della libertà e della giustizia".
3 Il Croce, che riconosce all'ingegno del Nievo un grosso spessore, ipotizza che, se fosse sopravvissuto "forse dal freddo e risoluto e meditativo soldato delle guerre del Risorgimento [ ... 1 sarebbe uscito un uomo politico, un competente amministratore della cosa pubblica, un promotore delle armi e dell'agricoltura e dell'economia nazionale e dell'educazione del popolo italiano". Cfr. B. Croce, La letteratura italiana, Bari 1956, p. 299.
4 G. Dandolo, La caduta della Repubblica di Venezia ed i suoi ultimi cinquant'anni, Venezia 1859.
5 La fonte del Nievo fu il nonno materno, il patrizio veneto Carlo Marin, nato nel 1771 e morto nel 1852; il Dandolo, proprio a proposito della fatidica giornata del 12 maggio, cita invece la testimonianza del suo amico, il nobile Giambattista Marin, figlio del più noto Carlo Antonio Marin (1745-1815) e di Isabella Teotochi. Ambedue fanno parte della famiglia dei Marin, detti di Candia, ma appartengono a rami diversi.
6 G. Dandolo, op. cit., p. 5 l.
7 Ibidem, p. 68.
8 Il Dandolo rileva anch'esso come nella riunione del Maggior Consiglio vi fossero solo 537 individui, fatto che rendeva la riunione illegale, ma egli più che rilevare questa specifica illegalità, vuole contrapporre la validità della vecchia repubblica oligarchica alle repubbliche sorte dalle rivoluzioni. E non contrappone tanto Venezia, il breve periodo della Municipalità Provvisoria è definito un delirio (p. 288), quanto la ben più prestigiosa "burlevole repubblica francese". Attacca quindi un testo di Lamartine sull'argomento, opponendo alla sua visione della Repubblica Veneta come una tirannia, traboccante di delazione e d'insidie, una immagine positiva, una gestione del potere capace di mediare i conflitti interni e di ottenere il consenso delle popolazioni. Ibidem, pp. 68-69.
9 Si differenzia, rispetto alle altre fonti, proprio su questo punto, il racconto che fa degli avvenimenti l'ex-doge, Lodovico Manin. Dice che "la parte" fu "presa con li voti di Si n. 704, di No n. 15, non Sinc. n. 12" (cfr. L. Manin, Memorie del dogado, Venezia 1886, ed. A. Sarfatti, p. 28). D'altra parte lo stesso Sarfatti, curatore del diario, accanito difensore della figura dell'ex-doge (accenna ad un suo litigio con lo storico Molmenti su questo argomento), ammette che "vi si noterà qualche lacuna e ripetizione, qua e là qualche dimenticanza di fatti rimarchevoli" (L. Manin, op. cit., p. xi della prefazione). Spiega tutto ciò con la vecchiaia e la conseguente debolezza fisica ed intellettuale del Manin, e non ne mette in dubbio la buona fede o il perseguire secondi fini.
10 E. Barbarich, La campagna del 1796 nel Veneto, Roma 1910, pp.. 62-85. Sui problemi di disciplina creati dagli Schiavoni e denunciati, fin dal 1794 dal generale Salimbeni, al Savio alla Scrittura Iseppo Priuli, si veda ibidem, p. 72, pp. 79-81.
11 Così gridavano, secondo una testimonianza oculare, i protagonisti dei tumulti. La dettagliata descrizione di questa giornata, è fatta dal conte Carlo Avogadro alla sorella, in una lettera del 13 maggio 1797. Cfr. Alteniero Degli Azzoni Avogadro, Memorie e documenti storici dell'archivio dei conti degli Azzoni Avogadro; 1796-1803. Vita privata e pubblica nelle province venete, Treviso 1954, pp. 72-73.
12 G.A. Spada, Memorie apologetiche, parte I, Brescia 1801. Lo Spada fu una figura assai controversa; imprigionato alla fine del '96 con l'accusa, non provata, di voler provocare una rivoluzione a Venezia, viene liberato il 4 maggio; ha un importante ruolo di mediazione negli ultimi giorni di vita della Repubblica, ed è poi membro della Municipalità Provvisoria. Ma lo Spada fu accusato anche di essere un agente degli Inquisitori: questa voce viene però ritenuta "una vera e propria calunnia"; oltre ad altri elementi di giudizio, si nota che nei promemoria e nei sommari del segretario degli Inquisitori Giuseppe Gradenigo, non se ne fa cenno. Cfr. M. Berengo, La società veneta alla fine del '700, Firenze, Sansoni, 1956, p. 266.
13 Esatto diario di quanto è successo dalli 2 sino a 17 Maggio 179 7 nella caduta della Veneta aristocratica Repubblica, Basilea 1797, p. xxxiv. Con l'anonimo autore dell'Esatto diario, Spada entra più volte in polemica, contestando la veridicità delle sue affermazioni, quando lo riguardano.In realtà l'autore del diario non è poi così anonimo: la stesura definitiva è del Deputato Francesco Donà che, utilizzando anche il diario di Piero Donà, racconta puntualmente ( citando con compiacenza, più di una volta, le sue stesse prese di posizione), quei giorni cruciali che lo videro protagonista. Francesco Donà è uno dei Deputati che tratta con Napoleone, Piero Donà è "conferente", in sede, al posto di Francesco Pesaro che se n'è andato da Venezia.
14 G.A. Spada, op. cit., p. l. Nella prefazione lo Spada dice che la pace di Campoformio pose le basi della tranquillità sociale, ma che egli deve rispondere, con le sue memorie, alle calunnie che attaccano "la morale e la tranquillità".
15 Ibidem, p. 8 l.
16 Ibidem, p. 73.
17 Francesco Pesaro, nella Venezia della seconda metà del '700 è una figura di primo piano; opposto, sul piano economico e politico, al conservatore Tron, appare sensibile alle suggestioni della cultura moderna. L'importanza di questo personaggio, ed il suo essenziale ruolo nelle ultime vicende di Venezia vengono riconosciuti anche dai suoi avversari politici. Lo stesso Spada, pur criticandolo aspramente, in particolare per come condusse le trattative con Bonaparte ("nulla seppe o volle concludere", p. 76), poggia il suo giudizio sulla situazione di Venezia, nell'aprile maggio del '97, sulle affermazioni di Pesaro, contenute in una lettera di questi all'avvocato Tommaso Gallini, che egli riporta. Insiste in particolare sulla mancanza totale di una direzione politica e sul terrore provocato dalla notizia dell'aumento delle forze francesi ai margini della laguna. Pesaro tornerà in una Venezia ormai in mano agli austriaci, come commissario straordinario, nei primi giorni del febbraio 1799; muore nel marzo dello stesso anno, per una malattia che fu sospettata di essere in realtà un avvelenamento, provocando. secondo l'ex-doge Manin, "non solo dolore, ma una spezie di avvilimento quasi universale". Cfr. L. Manin, op. cit., p. 66. Su Pesaro, cfr. G. Cozzi, Tentativi di riforma del diritto penale veneto, in V. Branca (a cura di), Sensibilità e razionalità nel settecento, Firenze, Sansoni, 1967, pp. 373-421.
18 Esatto diario, p.X.
19 G.A. Spada, op. cit., p. 79.
20 Le due riunioni sono precedute, la sera del 30 aprile, da una riunione informale di "autorevoli e rispettabili cittadini" che si ritrovano in tal modo proprio per evitare "la legale ingerenza ed il giudizio del senato" -e valutare in piena libertà la situazione. Nell'incontro, la cui costituzionalità, ricorda lo Spada, è messa in dubbio, si decide di presentare la proposta di alterazione della forma di governo alla riunione del Maggior Consiglio del giorno seguente; è l'incontro dopo il quale Pesaro, ormai consapevole della irreversibilità della situazione, fugge da Venezia. G.A. Spada, op. cit., p. 78.
21 Il 21 aprile la fregata del comandante Laugier, cercò, contrariamente al volere di Venezia, di entrare in laguna, senza fermarsi al porto del Lido. Il comandante Pizzimano fece fuoco sulla fregata ed il comandante Laugier, con alcuni uomini, rimase ucciso. L'arresto del comandante Pizzimano e dei tre Inquisitori (in un primo tempo fu chiesta la condanna a morte) diviene una condizione irrinunciabile della trattativa. I tre ex-inquisítori sono poi liberati, "attesa la loro avanzata età" dalla Municipalità Provvisoria, dietro preciso invito di Napoleone; ma la metà dei loro beni, confiscata, deve andare, come risarcimento a coloro che subirono i saccheggi, la giornata del 12 maggio. Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 43, p. 495. L'arresto viene vissuto consapevolmente, da parte veneziana, come un fatto quasi simbolico, un sacrificio necessario; secondo l'autore dell'Esatto diario, Donà, uno dei tre deputati che trattavano con Bonaparte è l'unico che, arrivato frettolosamente nella riunione di Consulta il 2 maggio, dove si stava discutendo se "far quel giorno stesso la testa agli Inquisitori" dissente energicamente "dal chiudere la lunga vita della Repubblica coll'empio sacrificio degli innocenti". Cfr. Esatto diario, p. VIII. Gli Inquisitori, simbolo temuto e contestato dell'autorità dello stato, spariscono così, definitivamente, dalla scena politica.
22 Il Morosini viene ritenuto, da più parti, uno dei responsabili dei disordini. Lo Spada lo accusa di aver usato il malcontento degli Schiavoni, "non pagati, il ritiro dei quali era già stabilito dal Doge", i quali "tumultuavano e minacciavano la pubblica sicurezza". Gli Schiavoni infatti, secondo il volere di Napoleone, dovevano andarsene da Venezia. Morosini era l'unico in grado di controllarli in quanto essi "avevano in lui cieca fiducia" (cfr. G.A. Spada, op. cit., p. 82). Altrettanto sicuri nell'accusa, sono i Municipalisti, ma anche testimoni meno di parte riconoscono le sue responsabilità. Tra questi Polo Querini, nella lettera del 17 maggio 1797 al fratello Alvise, ambasciatore a Parigi, ammette che il Morosini era l'unico che poteva impedire i disordini del 12. La lettera, inedita, è riportata per intero dal Sarfatti in L. Manin, op. cit., note, p. 114. Anche nell'Esatto diario si riporta, con un "dicono", il rifiuto di Morosini di disperdere, con qualche colpo di cannone, la "ciurma" radunatasi in piazza S. Marco. Cfr. Esatto diario, cit., p. XXVIII.
23 Così lo definisce il Manin (op. cit., p. 5). Anche Zorzi diventerà un ascoltato membro della Municipalità Provvisoria.
24 L. Manin, op. cit., p. 27. Lallement, era stato chiamato a Milano e aveva lasciato a Venezia il suo segretario Villetard. Manin registra con sollievo il suo ritorno e gli attribuisce inoltre severe critiche nei confronti dell'operato del Villetard (ibidem, p. 33). Anche l'autore dell'Esatto diario dipinge Villetard come un abile mentitore; dice che egli finse di rappresentare i desideri di Bonaparte e che non si lasciò mai strappare nulla di scritto. Cfr. Esatto diario, Op. cit., p.XXIII.
25 Anche fonti meno parziali riconoscono al Villetard un ruolo di primo piano nei fatti veneziani. Il Barthélemy, ad esempio, in quegli anni ambasciatore di Francia in Svizzera, che segue direttamente la situazione veneziana, nella cronologia riassuntiva, in appendice alle sue memorie storiche e diplomatiche, tra le prime notizie del messidor dell'anno V(maggio 1797) dice in modo lapidario: "Villetard organise Venise en démocratie". Cfr. F. de Barthélemy, Mémoires bistoriques et diplomatiques, Paris 1799, p. 207.
26 G.A. Spada, op. cit., p. 85
27 Ibidem, p. 87.
28 Ibidem, p. 86.
29 Manin parla di pressanti insistenze fatte su questo punto, alle quali egli oppose il suo deciso diniego. Cfr. L. Manin, op. cit., p. 28, p. 32.
30 Esatto diario, cit., p. LII, p. LV.
31 G.A. Spada, op. cit., p. 88. Questa frase è contenuta nella lettera di Haller a Villetard, di cui Spada si procura un estratto autentico firmato dal Villetard per portarla a conoscenza delle autorità venete.
32 La lettera, non datata, inviata da Vienna, riporta le impressioni di Pesaro sulla città, quando, verso la fine di marzo, era tornato a Venezia dopo soli dodici giorni di assenza. G.A. Spada, op. cit., pp. 74-77.
33 Lettera scritta nel castello di S. Felice di Verona al Senato di Venezia dal secretatio della Repubblica Sanfermo e dagli altri due plenipotenziari Emili e Garavetta, in Scritti sortiti nella Rivoluzione di Venezia seguita lì maggio 1797, tomo IV, pp. 77-92, p. 85. La lettera è del 30 aprile ed è inviata, dopo i recenti episodi veronesi, dal castello di San Felice. Rocco Sanfermo, ambasciatore alla corte di Torino, destinato alla corte di Londra è invece trattenuto per tre anni a Basilea perché sospettato di simpatie francesi. Nel giugno del '96 è richiamato a Venezia, dove le voci su di lui si sono fatte più consistenti, grazie ad un rapporto della corte di Vienna, che lo accusa di parzialità verso i Francesi. Barthélemy, ambasciatore francese in Svizzera si occupa direttamente "dell'affare Sanfermo"; ritiene le accuse infondate (la sua condotta dice - fu "fort modérée et impartiale") e le giudica un indiretto attacco alla Francia; invita tuttavia Lallembert, ambasciatore di Francia a Venezia, a non intervenire direttamente e a non dimostrare per questo caso una sollecitudine controproducente. François de Barthélemy, Papíers de Barthélemy, Paris 1887, vol. v, pp. 324-325, p. 329, pp. 337-338, p. 347, pp. 367-368.
34 La giornata del dodici maggio è dettagliatamente descritta nella lettera del 17 maggio, che Polo Querini invia al fratello Alvise, a Parigi (cfr. L. Manin, op. cit., pp. 114-116); anche la lettera di Carlo Avogadro alla sorella, scritta il 13 maggio, narra, con emozione, gli avvenimenti del giorno precedente. Una lettera anonima, inviata a lui, offre ancora un quadro degli avvenimenti. A. Degli Azzoni Avogadro, op. cit., pp. 72, 73; pp. 70, 71.
35 Si credette fosse la rivoluzione minacciata dal Villetard. Polo Querini dice che "dentro il Consiglio ebbero una giusta paura non indifferente, credendo il Maggior Consiglio sacrificato". Cfr. L. Manin, op. cit., p. 115.
36 Così nella lettera di Carlo Avogadro, cfr. A. Degli Azzoni Avogadro, op. cit., p. 72.
37 Così era chiamata la galera senz'alberi, ormeggiata nella laguna, dove venivano portati i detenuti ed anche i pazzi.
38 Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 33, p. 392. L'immagine del Morosini fu appesa al palo e poi bruciata pubblicamente, ma "non si volle usar del carnefice in mezzo alla guardia nazionale", ibidem, p. 354.
39 Si veda la prefazione di A. Sarfatti. Cfr. L. Manin, op. cit., p.XIV.
40 La posizione di Gaspare Lippomano risulta chiaramente, in tutta la ricchezza delle sue osservazioni nelle lettere da lui inviate al genero Alvise Querini, ambasciatore a Parigi, op. cit., pp.I-LXVI.
41 E' il giudizio convinto dell'anonimo autore della lettera a Carlo Avogadro, che simpatizza per i francesi ed aspetta con ansia l'arrivo del loro esercito che ristabilisca la pace e la tranquillità. Carlo Avogadro mette in risalto soprattutto le ruberie ed i saccheggi, avvenuti nel corso di quella giornata.
42 Si tratta di "Campana a martello" il bisettimanale di Graziosi, che esce nell'agosto e segue la situazione italiana riportando brani dei giornali delle varie città d'Italia. La frase citata è in un brano riportato dal "Monitore Bolognese", cfr. "Campana a martello", n. 3, p. 19.
43 Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 2, p. 15.
44 Il Comitato di salute pubblica è composto da G. Tommaso Gallini, un noto avvocato veneziano, G.A. Giuliani, Vincenzo Dandolo, Andrea Sordina, Antonio Plateo.
45 Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 2, p. 20.
46 Ibidem, p. 17.
47 Più di una volta si dà notizia sul "Monitore", di decreti che riguardano il pagamento che il Comitato finanze deve fare al priore di S. Spirito per il mantenimento del mentecatto Domenico Pasqualigo. Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 7, n. 17 e A. Alberti - R. Cessi (a cura di), Verbali delle sedute della Municipalità Provvisoria di Venezia, Bologna 1928-1942, t. I, parte I, p. 2 6 3.
48 Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 3, p. 36.
49 Il rapporto sopra lo stato attivo-passivo di Venezia è letto nella sessione del 19 agosto. La situazione economica di Venezia, alla caduta della Repubblica (vi erano due milioni di debiti secchi e 44 milioni di debiti attivi) è ritenuta dal Dandolo la causa della mancata .unione delle municipalità della terraferma con la Municipalità veneziana. Egli però dimostra sull'avvenire economico della città un certo ottimismo. Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 19, pp. 346-347.
50 La relazione è letta da Widman, del Comitato sussistenze, il 31 maggio. Secondo un prospetto del 1824, a Venezia nel 1797 la popolazione era di 137.240 abitanti; i poveri sussidiati erano 17.990 e, di questi, 3.391 erano ricoverati negli istituti. Il prospetto fa emergere però il drastico peggioramento della situazione (99.828 abitanti di cui ben 40.764 poveri!). Cfr. Congregazione di carità di Venezia, La beneficenza di ricovero a Venezia, Venezia 1900, p. 16.
51 Cfr. Jl Monitore Veneto", n. 6, p.70.
52 Ivi, n. 4. La proposta è fatta il 24 maggio.
53 Ivi, n. 6. Sono i presidenti delle parrocchie che, con il parroco, si dovranno occupare della distribuzione del denaro.
54 Il discorso di Vicenzo Dandolo in occasione della festa per l'erezione dell'albero della libertà
(6 giugno) parla di erezione di nuove fabbriche e manifatture e prospetta che siano dati impieghi pubblici ai padri di famiglia privi di sussistenza. Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 7.
55 Ivi, n. 8, p. 105.
56 Ivi, n. 9, p. 119.
57 Ivi, p. 120.
58 Ibidem.
59 Ibidem.
60 Ivi, n. 11, p. 138.
61 Ivi , n. 17, p. 209.
62 Ivi , n. 18, p. 219.
63 Ivi, n. 27, p. 323.
64 L. Manin, op. cit., pp. 11-12. La figura di Manin è ulteriormente legata all'assistenza dal lascito di 100.000 ducati "a quel dipartimento del Governo che avrà l'amministrazione dei Luoghi Pii" (p. 110), in forma di Investite o Capitali di Zecca. "Li pro e frutti" sono destinati parte al mantenimento "di tanti pazzi furiosi ed in mancanza di questi di tanti mentecatti", parte per dare educazione e dote a ragazzi e ragazze povere. Consiglia di collocare i pazzi in "uno degli ospedali, in riguardo anche alla minor spesa" e si raccomanda che i pazzi siano trattati bene "e si cerchi di risanarli". Il testamento è datato 1 ottobre del 1802; a questo lascito è poi interessato proprio l'ospedale di S. Servolo. L. Manin, op. cit., pp. 109-111.
65 "Jl Monítore Veneto", n. 20, p. 242.
66 Ivi, n. 25, pp. 302-305. Lo scontro avviene nella sessione del 5 agosto.
67 Ivi, n. 22. Zorzi avanza la proposta per il Comitato sussistenze.
68 Ivi, n. 19, p. 229.
69 Il decreto è del 23 luglio e suscita perplessità ed opposizioni; Sordina, ad esempio, ne giudica eccessivo il rigore, pericolosa l'esecuzione. Cfr. A. Alberti, R. Cessi, op. cit., vol. i, parte I, p. 283. Cfr. "Il Monitore Veneto", n. 24, p. 289
70 Ivi, p. 290
71 Giuliani afferma che con la somma dei ribassi fatti sul pane, sulla carne e sul vino, si sarebbero potuti mantenere ben 20.000 poveri, a 30 soldi al giorno. Ivi, n. 25, pp. 304-305
72 Ivi, p. 305.
73 Ivi, n. 35, p. 416.
74 Nella sessione pubblica del 15 agosto Dandolo propone di liberalizzare la compravendita del pesce, arte da cui i 4/5 dei Veneziani traevano sussistenza. Giuliani si oppone dicendo che la proposta andrebbe a scapito della "perfettibilità delle arti" e cita le manifatture inglesi, ricercate ovunque peì la loro pregiata fattura. Tra Dandolo e Giuliani lo scontro assume toni di polemica personale. Dandolo ad un certo punto afferma ironicamente: "Quando parla la vostra sapienza, io mi acquieto ed obbedisco"; cfr. ivi, n. 28, p. 334.
75 Ivi, n. 31 p. 370; n. 32, pp. 381-382.
76 Giuliani è, alla fine di settembre, accusato dal municipalista Buiovich, di aver messo un suo uomo, il cittadino Veronese, alla Zecca, per poter manovrare indisturbato. Ma la commissione di cinque membri, che esamina le carte, presentate da Bujovich, fa poi un rapporto da cui risulta la totale innocenza di Giuliani. Cfr. ivi, n. 40, p. 463. La cattiva fama di Giuliani è legata anche ad un altro episodio. A novembre, egli parte per Milano, dove c'era Bonaparte, e per Parigi, con altri deputati, per trattare col Direttorio la questione di Venezia. A Milano, tutti quattro i deputati sono arrestati da Bonaparte e viene loro sequestato tutto quello che portavano con sé. Una lettera di Girolamo Querini al fratello Alvise racconta che "nel bagaglio di Giuliani vien detto, che vi fossero varie gioie del Tesoro di San Marco. Non v'è ladro a questo mondo che non ve ne sia un maggiore", cfr. L. Manin, op. cit., p. 118.
77 P.L. Bembo, Delle istituzioni di beneficenza nella città e provincia di Venezia, Venezia 1859, p. 316; Congregazione di carità di Venezia, op. cit., pp. 12-15.
78 Ivi, p. 12.
79 Il progetto, mai attuato, è ripresentato nel 1769. L. Manin doveva essere uno dei deputati che se ne occupavano. Cfr. L. Manin, op. cit., p.VII. L'interesse per questo progetto, che lega l'educazione dei giovani al lavoro, rimane a lungo. Venne pubblicato, nel tardo '800, nella rivista "Voce del popolo".
80 La proposta suscita però vivacissime discussioni. Ad uno dei più accesi sostenitori della candidatura di Manin qualcuno grida: "Come, ricordando l'aristocrazia si versa lacrime?", in "Il Monitore Veneto", n. 32, p. 382.
81 Biblioteca nazionale Marciana, Venezia, Ms. it. VII, 504, 7611
82 Per una traccia storica sull'Ospedale cfr. V. Fonte-Basso, San Servolo: alle origini dell'internamento manicomiale, in M. Galzigna e H. Terzian (a cura di), L'archivio della follia, Venezia 1980.
83 P. Hazard, La révo1ution française et les lettres italiennes, 1789-1815, Paris 1910, p. 36.
84 "Il Monitore Veneto", n. 3, p. 38.
85 Ivi, n. 17, n. 34.
86 E proprio Giuliani che ne parla e propone di erigergli una statua. Cfr. ivi, n. 41, p. 470.
87 Ivi , n. 20, p. 251
88 Uno scrittore particolarmente prolifico è Marco Piazza, spesso citato nel "Monitore V.eneto". Tra i suoi numerosi interventi ebbe risonanza il suo Elogio del Pensator democratico, Venezia 1797.
89 Si annuncia "la ristampa fedele del "Monitore di Parigi" e l'uscita di "Campana a martello". "Il Monitore Veneto", n. 29; ivi, n. 34, p. 410.
90 E Giuliani che, con una certa preoccupazione, denuncia questa spesa. Ivi, n. 32, p. 381.
91 Ivi, n. 23, p. 288; n. 40, pp. 467-1-68.
92 Solo in aprile, si esalta l'attaccamento di Brescia e Bergamo ribelli a Venezia. "Il Nuovo Postiglione", n.XXIX, p. 324.
93 F.A. Perini, Giornalismo ed opinione pubblica nella rivoluzione di Venezia, Padova 1938.
94 J. Starobinski, 1789. I sogni e gli incubi della ragione, Milano, Garzanti, 1981, p. 38 e pp. 33-41.
95 "Il Monitore Veneto", n. 15, p. 189.
96 Ivi, n. 26, p. 316.
91 Ivi, n. 25, p. 306.
98 A. Alberti - R. Cessi, op. cit., vol. i, parte 1, 1). 51 l.
99 "Giornale ecclesiastico di Rorna", n. XLII, p. 165.
100 L'opuscolo di Scipione Bonifacio ha per titolo: Libertà-eguaglianza. Religione e Creanza. Disinganno al popolo sovrano che mal conosce la sua Sovranità.
101 "Giornale ecclesiastico di Roma", n. XLLII, p. 165.
102 Ivi p. 166.
103 AFSS (Archivio Fondazione San Servolo di Venezia), Elenco A dei maniaci entrati dal 25 ottobre 1725 a tutto il 24 settembre 1812, p. 67 bis. Citeremo questo registro con la sigla RA.
104 La distinzione in cittadini passivi, che godono solo dei diritti civili (diritto di protezione della persona, della proprietà ecc.) e cittadini attivi, che partecipano direttamente alla formazione dei poteri pubblici e godono quindi dei diritti politici, era già stata formulata con criteri chiaramente censitari da E. Sieyes fin dal 1789, nella sua Reconnaissance et exposition raisonnée des droits de l'homme et du citoyen, Paris 1789. .
105 M. Robespierre, La rivoluzione giacobina, Milano 1953, pp. 21-36; pp. 25-26.
106 Dal 1769 al 1794 i volumi di Rousseau furono fermati più volte; ciò nonostante erano diffusissimi. Cfr. M. Berengo, op. cit., p. 136.
107 Ivi, p. 267.
108 G. Bocalosi, Dell'educazione democratica da darsi al popolo italiano, in D. Cantimori e R. De Felice (a cura di), Giacobini italiani, vol. 2, pp. 7-205.
109 "Il Monitore Veneto", n. 4, p. 43.
110 S. Bonifacio, Li diritti dell'uomo, li doveri del Cittadino e li diritti e li doveri del Cristiano, Venezia 1797. Anche questo opuscolo venne favorevolmente recensito dal "Giornale Ecclesiastico di Roma", nel novembre del'97. Cfr. "Giornale Ecclesiastico di Roma" n. XLVI, pp. 181-182.
111 Ph. Pinel, Traité médico-pbilosophique sur l'aliénation mentale, ou la manie, Paris, an IX (1800).
112 Cfr. M. Foucault, Storia della follia nell'età classica, Milano, Rizzoli, 1976, pp. 427-434. Per una ripresa dellapproccio storico alla follia e alla "protopsichiatria", si veda M. Foucault, Il potere psichiatrico, Feltrinelli, Milano 2004. Per una panoramica sulla psichiatria delle origini si veda M. Galzigna, La malattia morale. Alle origini della psichiatria moderna, Marsilio, Venezia 1992 (una terza edizione rinnovata di questo saggio è ora in corso di stampa).
113 Cfr. M. Gauchet - G. Swain, La pratique de l'esprit humain, Paris, Gallimard, pp. 25-100. Per una confutazione di questo approccio su veda M. Galzigna, La sfida dellaltro, Marsilio, Venezia 1999.
114 AFSS, RA, pp. 67, 68 bis. Quattro ricoveri risalgono però ai mesi precedenti la Municipalità Provvisoria.
115 AFSS, B. 116 (inventariazione provvisoria). S. Servolo fino a luglio, ospitava malati francesi. Poi si sospendono i ricoveri (e i relativi rimborsi). Ma agli inizi di settembre, il 7 e l'8, due comunicazioni, a firma di Mainardi, impongono di nuovo i ricoveri. Il priore nella sua risposta denuncia una disponibilità di 150 posti letto.
116 AFSS, ibídem.
117 AFSS, ibidem.
118 "11 Monítore Veneto", n. 2, p. 17.
119 AFSS, RA, pp. 67, 68 bis. C'è una contraddizione tra la spesa riportata in RA, 25 soldi, e quella stabilita nel decreto del 17 maggio, £ 1: 10. Una lira veneta argentea effettiva corrispondeva infatti a 20 soldi, e quindi la cifra del decreto corrisponde a 30 soldi, cifra base di mantenimento, secondo Giuliani; d'altra parte in RA fin dal 1772, si fissano chiaramente, per il mantenimento di un sequestrato, 25 soldi al giorno ed è da tenere presente che l'andamento finanziario dell'ospedale è, in quegli anni, abbastanza stabile.
120 Ibidem.
121 Ivi, p. 68 bis.
122 Per Michiel Rossi, sono scossi e spesi £ 960 all'anno. AFSS, B. 116 (ínventariazione provvisoria).
123 Ibidem.
124 Ibidem.
125 AFSS, RA, p. 60
126 1 medici viaggiatori che vedranno S. Servolo nella prima metà dell'800 non danno sempre un giudizio positivo dell'Ospedale, in particolare per quel che riguarda la gestione dei folli. Ne parla negativamente, come ricorda P. Luígí Bembo, il Robertson, segretario della Società psicologica di Londra ed anche la descrizione di L. Valentín che nota il numero eccessivo delle alienate ed i furiosi incatenati, non è certo favorevole. Anche Brierre de Boismont non differenzia S. Servolo dal giudizio negativo che dà dei manicomi italiani; il Guislain mette in luce a sua volta le carenze strutturali e di cura dell'ospedale. L. Valentin, Voyage en Italie, fait en l'année 1820, Paris 1826, pp. 244-248; Brierre De Boismont, Des étab1isseMents d'aliénés en Italie, in "Journal complémentaire des sciences Médicales", t. XLIII, 1983, pp. 18-20. J. Guislain, Lettres médicales sur l'Italie, Paris 1840, pp. 3-6 e pp. 244-252.
127 Ibidem
128 Ibidem.
129 Ibidem.
130 Ibidem. I due decreti sono riportati succintamente in A. Alberti - R. Cessi, op. cit., vol. 1, p. 49, p. 58.
131 AFSS, B. 116 (inventariazione provvisoria). I bilanci annuali, che partono dal 1784, sono compilati dal ragionier Antonio Viola. Nel 1796, in effetti, c'è un aumento consistente delle spese; si passa da £71.857,10 a £ 263.701, ma l'aumento è giustificato dalle spese straordinarie e lavori alla "fabrica" dell'ospedale, per i quali erano stati stanziati fondi speciali.
132 AFSS, B. 116 (inventariazione provvisoria).
133 Ibidem.
134 Il decreto, presentato con "somma urgenza" è del 18 giugno.
135 AFSS, B. 116 (inventariazione provvisoria).
136 Ibidem.
137 Ivi. L'atto di nomina, firmato dai quattro deputati, è legalizzato. La notizia della nomina viene poi inviata da Antonio Buratti, del comitato Banco del giro, commercio ed arti, a Domenico Spinelli, ex-deputato del Banco.
138 Ivi, Nota degl'individui salariati e serventi del Pubblico Militar Ospitale di S. Servolo. La nota, del 1798, sollecita il pagamento per il lavoro straordinario, fatto nel 1796 e 1797; nel 1796 vi fu un numero "esorbitante" di ricoveri di Schiavoni e italiani, nel 1797 di francesi.
139 E' P. Abbondio Cairoli che con il priore Onorato Biffi, prepara diligenti conti dei medícinali usati o mandati ad altri ospedali.
140 Cfr., oltre ai documenti d'archivio, A. Alberti - R. Cessi, op. cit, vol. 2, p. 550, p. 564. Siamo ormai a novembre; la maggioranza dei pagamenti sono fatti a nome della Commissione alle ricerche francesi.
141 Il priore lamenta, nelle sue lettere ai comitati, la mancanza di viveri e camicie. AFSS, B. 116 (inventariazione provvisoria).
142 A. Alberti . R. Cessi, op. cit., parte I, p. 407.
143 A. De Tocqueville, La democrazia in America, Torino, UTET, 1981, p. 799.
144 Cfr. M. Foucault, Nascita della clinica, Torino, Einaudi, 1969, ed anche G. Guisdorf, Dieu, la nature, l'homme au siècle de lumières, Paris, Payot, 1972, pp.424-498.
145 Cfr. M. Foucault, op.cit., p.73 e G. Gusdorf,op.cit., p. 435
146 Cfr. A. Comparetti, Saggio della scuola clinica nello spedale di Padova, Padova 1793 e A. Comparetti, Riscontro clinico nel nuovo spedale.Regolamenti medico-pratici, Padova 1799.
147 D.Salmon, Topographie médicale de Padoue, suivie d'un tableau des maladies observées dans les Hopitaux Militaires de cette place pendant le trimestre de Messidor, an V,Padova 1797, p.29.
148 F. Fanzago, Paralleli tra la pellagra ed alcune malattie che più le rassomigliano, Padova 1792. Il carattere endemico di questa nuova malattia viene subito colto anche dai medici stranieri: cfr. Levacher De La Feutrie, Reherches sur la pellagre, affection cutanée endémique dans la Lombardie, Paris 1805. Sul rapporto pellagra-manicomio si vedano gli interventi di Terzian in: M. Galzigna - H. Terzian, L'archivio della follia, Venezia, Marsilio, 1980.
149 "Il monitore veneto", n. 6, p. 74; n. 7, p. 97.
150 René Desguenettes, medico dell'armata francese in Italia, ricorda nella sue memorie di avere dovuto più di una volta imporre con la forza le leggi sanitarie francesi sulle sepolture, Mémoires, Paris 1835, pp.381-382.
151 "Il Monitore Veneto", n. 39, p. 450.
152 Ibidem.
153 Ivi, n. 27, pp. 323-324.
154 AFSS, B. 116 (ínventariazione provvisoria); si propone di riorganizzare l'ospedale di Regia Marina di Castello come l'ospedale di S. Servolo.
155 "Il Monitore Veneto", n. 18, p. 221.
156 Ivi, n. 27, p. 323.
157 Si ricordi, ad esempio, la vaccinazione antivaiolosa, prevista nel rapporto Giuliani.
158 "Giornale per servire alla storia ragionata della medicina di questo secolo compilato da Francesco Aglietti", Venezia, 1783-1800. Aglietti, nella presentazione del t.XII, accenna al fatto che nel '97 la pubblicazione della rivista fu sospesa, perché le vicende politiche fecero in modo che fosse "sviata o rivolta a ben differente oggetto l'attività del loro ingegno" (p. 1). A Venezia era edito dal 1762, il "Giornale di medicina", diretto da P. Orteschi, il primo periodico scientifico specializzato apparso in Italia. Cfr. R. Saccardo, La stampa periodica veneziana fino alla caduta della Repubblica, Padova 1942, pp. 63-64.
159 Le stampe d'epoca riproducono questo momento. Il discorso inaugurale in quell' occasione, siamo il 18 giugno 1797, è tenuto da Francesco Aglietti. Cfr. F. Aglietti, Discorso recità dal cittadin Francesco Aglietti, Venezia 1797. Aglietti faceva parte del Comitato d'istruzione della Società patriottica di Venezia e lo ritroveremo con un ruolo importante anche più avanti , ai tempi del secondo governo austriaco.
160 Cfr. oltre a R. Desgenettes, che conosceva grazie ad un suo precedente viaggio in Italia, Aglietti, Stefano Gallini, fratello di Tommaso e molti altri (op. cit., pp. 208-232), cfr. anche D. Salmon, op. cit., e Savaresi, Histoire médicale de l'armée de Naples, s.d., publié par R. Desgenettes.
161 "Il Monitore Veneto", n. 27, p. 324.
162 Ibidem.
163 "Il Monitore Veneto", n. 35, pp. 412-413.
164 Ivi, p. 413.
165 Ibidem.
166 "11 Monitore Veneto", n. 44, p. 508
167 Sulla cessione di Venezia all'Austria e sulle complesse valutazioni politiche che la provocarono, cfr. R. Cessi, Campoformido, Padova, s.d.